Affordance

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Il concetto trae origine dalla psicologia della Gestalt durante gli anni '20 e '30, secondo tale approccio noi percepiamo la funzione di un oggetto in modo immediato, così come percepiamo il colore e la forma.

Il concetto di affordance è stato coniato dallo psicologo James Jerome Gibson nel 1979 nel suo libro The ecological approach to visual perception, (“to afford” significa offrire, dare o fornire). [1]

Sulla scia degli studi psicologici di quegli anni, Gibson focalizza i suoi studi sulla percezione e formula la “Teoria della percezione diretta” dove i sensi sono sistemi percettivi diretti che hanno la funzione di cogliere le invarianti strutturali disponibili nell’ambiente, cioè quelle caratteristiche che rimangono sempre uguali a loro stesse a prescindere dal soggetto. Le informazioni quindi sono già presenti nella stimolazione e possono essere colte direttamente, come afferma Gibson: “Le affordance dell'ambiente sono cosa questo offre, cosa fornisce, sia nel bene che nel male”.

Una affordance pertanto offre un indizio che aiuta le persone nell’utilizzo di un determinato oggetto. Per Gibson l’affordance è legata sia all’ambiente che alle possibilità di azione del soggetto, l’affordance di un oggetto non è legata all’oggetto in sé, ma al contesto in cui esso è inserito e che ci permette di comprenderla.

L'affordance nelle interfacce secondo Norman

Donald. A. Norman, uno dei padri della moderna psicologia cognitivista, riprende il concetto di affordance suddividendola in due tipi:

Affordance reale: relativa a tutte le operazioni che un oggetto permette di compiere.

Affordance percepita: relativa alle operazioni che l’utente percepisce come consentite.

In un artefatto fisico ben progettato, per Norman, non c’è molta differenza tra affordance reale e percepita.

Secondo Norman: “…il termine affordance indica le proprietà reali e percepite delle cose materiali, in primo luogo quelle proprietà fondamentali che determinano per l’appunto come si potrebbe verosimilmente usare la cosa in questione. [2]

L’affordance dà forti suggerimenti per il funzionamento delle cose. Una piastra liscia è fatta per spingere. Manopole e maniglie sono da girare. Le fessure sono fatte apposta per infilarci dentro qualcosa. Una palla è da lanciare o da far rimbalzare. Quando questi inviti all’uso sono opportunamente sfruttati, basta guardare per sapere che cosa si deve fare, senza bisogno di figure, etichette o istruzioni.”

L'affordance nelle interfacce

Norman sostiene che la sua concettualizzazione di affordance non è stata ben capita, anche per sua colpa, nel campo delle interfacce digitali. Gli oggetti rappresentati nelle interfacce digitali, sostiene Norman, non hanno affordance fisica ma solo percepita:

“…è sbagliato che il design un oggetto grafico sullo schermo "invita a cliccare". Certo, si può cliccare sull'oggetto, ma so può cliccare ovunque. Sì, l'oggetto fornisce un bersaglio e questo aiuta l'utente a sapere dove cliccare e magari cosa aspettarsi come risultato, ma questo non sono affordance, sono convenzioni, e feedback, e cose del genere. Questo è quel che ad un designer dovrebbe importare: L'utente percepisce che cliccare su quell'oggetto è un'azione significativa, utile, con un esito anticipabile?”[3]

In seguito Norman afferma che non ha molta importanza se le persone hanno confuso il significato e utilizzano il termine "affordance" per indicare affordance percepite e convenzioni: è sufficiente che il concetto sia utile ad una comunità di pratiche.[4]

Note

  1. J.J.Gibson, The ecological approach to visual perception, 1979
  2. D.A.Norman, La caffettiera del masochista, 1988
  3. http://www.jnd.org/dn.mss/affordance_conv.html
  4. Riportato da Boscarol, dopo un colloquio personale, su Usabile.it. http://www.usabile.it/archivio/marzo2004.htm

Bibliografia

  • J. J. Gibson,The ecological approach to visual perception, 1979
  • D. A. Norman, La caffettiera del masochista, 1988
  • H.R. Hartson, Cognitive, physical, sensory and functional affordances in interaction design, “Behaviour & Information Technology”, 2003
  • Phil Turner, Affordance as context, “Interacting with Computers”, 2005

Voci correlate

  • Accessibilità
  • Gestalt
  • James Jerome Gibson
  • Jacob Nielsen
  • Donald Norman
  • Ergonomia
  • Percezione
  • Usabilità

Collegamenti esterni