Competenza informativa

Da WikiPA.

Necessaria per un pieno sviluppo delle competenze digitali [ ] è la competenza informativa (in inglese information literacy), intesa come l’insieme di abilità, competenze, conoscenze e attitudini che portano il singolo a maturare nel tempo, durante tutto l’arco della vita, un rapporto complesso e diversificato con le fonti informative: i documenti e le informazioni in essi contenuti. Queste fonti devono essere comprese indipendentemente dal mezzo attraverso cui le informazioni sono veicolate. L’obiettivo finale del loro impiego deve essere la creazione di nuova conoscenza per sé e per gli altri, agendo criticamente rispetto alle informazioni.

In sintesi la competenza informativa prevede la capacità di riconoscere un bisogno informativo, ricercare, valutare, utilizzare le informazioni in modo consapevole per creare nuova conoscenza. La competenza informativa si declina in modo ampio e diversificato, perché i modi di relazionarsi e fare esperienza con i documenti sono molti – stante la natura diversa (siti web, quotidiani, banche dati statistiche, analisi di mercato, immagini, libri, articoli, blog, quadri, partiture musicali, film…) [ ], i diversi formati (digitale, cartaceo…) e le diverse finalità per cui i documenti sono prodotti (studio, svago, aggiornamento, approfondimento, divulgazione, divertimento…) – come pure diversi sono i bisogni cui le informazioni contenute nei documenti che si ricercano possono dare risposta. Chi ha un buon livello di competenza informativa è in grado di capire, a fronte di un bisogno iniziale non banale, quali documenti possono aiutarlo a focalizzare la sua ricerca e a formularla correttamente, anche in un’ottica di processo che comporta un continuo apprendimento.

La ricerca di informazioni su qualcosa di non noto, che oggi beneficia di fonti e strumenti digitali un tempo impensabili (si pensi alla ricchezza dell’informazione di fonte pubblica diffusa gratuitamente via Internet), lungi dal poter essere concepita come un’attività meccanica di recupero, nonostante l’apparente facilità, cela reali difficoltà. La poca precisione nella terminologia impiegata nella descrizione e ricerca delle informazioni, l’uso errato delle fonti anche a fronte di un’enorme quantità di informazioni disponibili, l’incapacità di leggere il paratesto (dalla url di un sito web all’indice analitico di un saggio) e i metadati, la scarsa abitudine a concepire il processo di ricerca come un processo di apprendimento, possono facilmente portare a risultati scadenti o peggio solo apparentemente soddisfacenti. Stante la crescente disponibilità di informazioni e documenti digitali, sempre più questa competenza, che è stata individuata e declinata per la prima volta negli anni Settanta con riferimento alla necessità per i lavoratori della Società dell’informazione di sapersi documentare a aggiornare, assume oggi un ruolo rilevante in relazione alla competenza digitale di tutti, perché ad un divario digitale non si affianchi anche un divario informativo.

(con il contributo di Laura Ballestra)