Creative Commons

Da WikiPA.

Creative Commons (CC) è un'organizzazione non profit con sede a San Francisco dedicata all'espansione della portata delle opere di creatività offerte alla condivisione e all'utilizzo pubblici. Essa intende altresì rendere possibile, com'è sempre avvenuto prima di un sostanziale abuso della legge sul copyright, il ricorso creativo a opere di ingegno altrui nel pieno rispetto delle leggi esistenti. La missione di Creative Commons è ben rappresentata dal logo dell'organizzazione (CC), che rappresenta una via di mezzo tra il rigido modello del copyright All rights reserved (C) e quello invece di pubblico dominio No rights reserved (PD), introducendo il nuovo concetto appunto di some rights reserved (CC).

Scopi

Le licenze di tipo Creative Commons permettono a quanti detengono dei diritti di copyright di trasmettere alcuni di questi diritti al pubblico e di conservare gli altri, per mezzo di una varietà di schemi di licenze e di contratti che includono la destinazione di un bene privato al pubblico dominio o ai termini di licenza di contenuti aperti (open content). L'intenzione è quella di evitare i problemi che le attuali leggi sul copyright creano per la diffusione e la condivisione delle informazioni.

Il progetto fornisce diverse licenze libere che i detentori dei diritti di copyright possono utilizzare quando rilasciano le proprie opere sulla Rete. Il progetto fornisce anche dei metadata Resource Description Framework|RDF/XML che descrivono la licenza ed il lavoro che rende più facile il trattamento automatico e la ricerca delle opere concesse con Licenza Creative Commons; viene anche fornito un Founder's Copyright[1], il quale è un contratto che vorrebbe ricreare lo spirito del concetto originale di Copyright così come introdotto dai padri fondatori nella costituzione americana.

La normativa per le Creative Commons fornisce un insieme di 4 opzioni che permettono facilmente di riconoscere i diritti vantati dall'autore e da terzi sull'oggetto della licenza. Diversamente dalla GNU General Public License (GNU), la legge per le Creative Commons non contiene un testo di riferimento "pronto all'uso", che l'autore può adottare per la sua opera senza alcun adattamento di tipo tecnico o legale. </br> La normativa non ha disciplinato il tema della revoca della licenza, per mutata volontà dell'autore o obbligazioni legittime derivanti da cause di forza maggiore, come un ordine giudiziale, e il tema collegato della retroattività di questa revoca verso le parti dell'opera già rilasciate sotto licenza opensource e opencontent, e in particolare in avanzato stato di modifica da parte di altri soggetti. </br> L'autore di un programma o opera in genere potrebbe ad esempio distribuire gratuitamente e sotto una licenza Creative Commons per un certo periodo di tempo, beneficiando di una pubblicità gratuita fra gli utenti e dei contributi apportati dalla comunità, dopodiché potrebbe legittimamente revocare la licenza e iniziare una distribuzione commerciale dell'opera.</br> La licenza GNU-GPL dalla versione 2.0 ha regolato la materia, prevedendo che l'autore può revocare la licenza solamente per la sua copia, non per quelle già distribuite ad altri utenti, e che quindi la revoca non può essere retroattiva, riguardando soltanto parti di codice e modifica all'opera successive al cambio di licenza. Inoltre, se per obbligazioni dovute a cause di forza maggiore, l'autore non può applicare la licenza questa si intende revocata automaticamente per l'intera opera. Resta il caso di una revoca retroattiva per cause di forza maggiore, prevalenti sul testo della licenza stessa, che non è ancora regolato dalla legge.

Storia

Le licenze Creative Commons sono state anticipate dalle licenze Open Publication License (OPL) e GNU Free Documentation License (GFDL). La GFDL è intesa principalmente come una licenza per la documentazione software, ma è anche in uso per progetti che non riguardano strettamente il software, come la stessa Wikipedia. La licenza OPL è ora defunta, e il suo stesso creatore suggerisce di non utilizzarla. Sia la OPL che la GFDL contenevano delle sezioni opzionali che, nell'opinione dei critici, le rendevano meno libere. La GFDL si differenzia dalle licenze creative commons nella sua richiesta che i lavori licenziati con essa vengano distribuiti in una forma "trasparente", ad esempio non usando formati proprietari e/o segreti.

Creative Commons è nato ufficialmente nel 2001 per volere del professore Lawrence Lessig, ordinario della facoltà di Giurisprudenza di Stanford (e in precedenza anche di Harvard) e riconosciuto come uno dei massimi esperti di diritto d'autore negli Stati Uniti . Lessig fondò l'organizzazione come metodo addizionale per raggiungere il suo scopo nel suo caso di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti, Eldred v. Ashcroft. Il set iniziale delle licenze creative commons fu pubblicato il 16 dicembre 2002 [2]. Al progetto fu conferito il Golden Nica Award durante il Prix Ars Electronica nella categoria Net Vision nel 2004.

A marzo 2009, è stata rilasciata la prima versione per la licenza Creative Commons 0. Con questa licenza, l'autore rinuncia a qualunque diritto sull'opera, che può essere utilizzata da tutti, in qualunque modo, per sempre e senza condizioni. Scompare pure l'obbligo di citare l'autore.

La legislazione, al momento, non prevede che vi sia un ente preposto dove l'autore possa depositare l'opera prima di distribuirla. È più difficile per l'autore dimostrare la paternità dell'opera, nel caso in cui qualcuno applichi successivamente il diritto d'autore, e al limite accusi di averlo violato quanti fruiscono l'opera stessa.

Rispetto alla licenza, prevale la legislazione, che nei Paesi di diritto latino prevede che resti l'obbligo di citare l'autore, e che i diritti morali sulle opere siano per questi irrinunciabili.

In Italia

L’Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell’Informazione e delle Telecomunicazioni (IEIIT organo del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche) offre la propria collaborazione a International Commons per realizzare una versione italiana delle licenze CC. Marco Ricolfi del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Torino è il project Lead del gruppo di lavoro che si è assunto questo compito.

Ogni paese ha un proprio sistema giuridico. Il gruppo di lavoro per il progetto creative Commons Italia, ha dovuto capire la funzione delle licenze CC nel sistema giuridico Americano, per potere fare un confronto con quello italiano e cercare di adattare a quest’ultimo le licenze. Un punto di partenza è stato dato da una prima traduzione delle licenze, realizzata dall’avvocato milanese Antonio Amelia. Oltre al gruppo di lavoro, è stato importante l’intervento della community, nata a sostegno del progetto.

È il 2003, l’anno in cui Lawrence Lessig annuncia a Torino l'inizio ufficiale del lavoro di traduzione e adattamento delle licenze Creative Commons. Al gruppo di lavoro delle Affiliate Institutions CC Italia è formato da 7-9 persone, tra cui Juan Carlos De Martin. L'interazione con la comunità avverrà prevalentemente tramite la mailing list e un wiki.

Il 2004 vede la nascita delle bozze 1.0 e 2.0 della traduzione in italiano delle licenze e della loro pubblicazione su wiki per permettere una libera discussione. La presentazione delle licenze Creative Commons italiane avviene il 16 dicembre a Torino presso la Fondazione Giovanni Agnelli.

Nel gennaio del 2005 Juan Carlos De Martin, ricercatore presso l'IEII-CNR di Torino e docente presso il Politecnico di Torino, viene nominato Lead Creative Commons Italia mentre Il prof. Marco Ricolfi assume il ruolo di coordinatore scientifico del gruppo di lavoro giuridico CC Italia.

Il 29 aprile 2006 viene presentata la versione 2.5 delle licenze Creative Commons italiane.

Nel 2005 e 2006 vengono organizzati degli incontri nazionali Creative Commons Italia su diversi temi (multimedia, editoria, musica, archivi, open access).

Le quattro clausole delle licenze Creative Commons

Le licenze Creative Commons sono nate negli USA appoggiandosi al sistema giuridico locale. Sono state quindi adattate al sistema giuridico italiano, dove il diritto d'autore è regolato dalla legge 633/41. L'autore diventa detentore dei diritti nel momento dell'estrinsecazione dell'opera creativa, secondo la L. 633/41, art. 6. Il titolo originario dell'acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell'opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale. Inoltre tutti i diritti sono riservati all'autore (art.13 / 18bis).

Le sei licenze Creative Commons (definite dalla combinazione di quattro attributi) stabiliscono in modo esplicito quali sono i diritti riservati, modificando quindi la regola di default in cui tutti i diritti sono riservati.

Attribuzione (by)

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Attribuzione (Attribution)

Bisogna sempre indicare l'autore dell'opera (attributo obbligatorio) in modo che sia possibile attribuirne la paternità come definito dagli artt. 8 e 20 lda: È reputato autore dell'opera, salvo prova contraria, chi è in essa indicato come tale, nelle forme d'uso, ovvero, è annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o radiodiffusione dell'opera stessa. Valgono come nome lo pseudonimo, il nome d'arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero (art. 8) e [...] l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera [...](art. 20).

Non uso commerciale (nc)

File:Cc-nc white.svg
Non Commerciale (Non Commercial)

Non sono consentiti usi commerciali dell'opera creativa come definito dal secondo comma dell'art. 12: l'autore ha altresì [...] il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l'opera [...].

Con il secondo attributo si definisce come diritto esclusivo dell'autore il solo uso commerciale dell'opera creativa. I diritti di riproduzione (art. 13), di trascrizione (art. 14), di esecuzione (art. 15), di comunicazione al pubblico (art. 16), di distribuzione (art. 17) e di noleggiare (art. 18bis) definiti dalla L633/41 non sono esplicitati nella licenza e pertanto non sono considerati diritti esclusivi dell'autore. Chiunque può riprodurre, trascrivere, eseguire e distribuire purché non a scopo di lucro, attribuendo sempre la paternità come definito nel primo attributo. Tuttavia le limitazioni sullo sfruttamento economico dell'opera sono limitate al settantesimo anno solare dopo la morte dell'autore come specificato dall'art. 25 lda.

Non opere derivate (nd)

File:Cc-nd white.svg
No opere derivate (No Derivative Works)

Non sono consentite elaborazioni dell'opera creativa come definito dall'art 20: [...] l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell'opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

Condividi allo stesso modo (sa)

File:Cc-sa white.svg
Condividi allo stesso modo (Share Alike)

Si può modificare l'opera ma l'opera modificata deve essere rilasciata secondo le stesse condizioni scelte dall'autore originale.

Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell'opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell'opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale.|art 4

In particolare le sei licenze pubbliche Creative Commons sono:

  • Attribuzione
  • Attribuzione - Non opere derivate
  • Attribuzione - Non Commerciale
  • Attribuzione - Condividi allo stesso modo
  • Attribuzione - Non opere derivate, Non commerciale
  • Attribuzione - Non commerciale, Condividi allo stesso modo

Progetti che adottano licenze Creative Commons

Diversi milioni di pagine e di contenuti sulla Rete adottano le licenze Creative Commons. Alcuni dei progetti più conosciuti licenziati sotto CC includono:

  • Al Jazeera Creative Commons Repository
  • Arduino (hardware, Piattaforma (informatica) open source per il physical computing: la scheda è offerta con licenza Attribution-ShareAlike 2.5[3].
  • OpenStreetMap, le immagini delle mappe sono rilasciate sotto la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0
  • Wikinotizie, utilizza la licenza CC-BY
  • Linuxquestions.org wiki
  • Opcopy
  • Wikitravel
  • Reset Radio
  • Il libro del professor Lessig pubblicato nel 2004, Free Culture
  • Tre dei libri di Eric S. Raymond, The Cathedral and the Bazaar (il primo ad essere pubblicato commercialmente sotto una licenza CC, edito da O'Reilly Media), The New Hacker's Dictionary, e The Art of Unix Programming (tutti e tre con una clausola condizionale aggiunta)
  • Public Library of Science
  • Star Wreck VI
  • MIT OpenCourseWare
  • Penínsulas, progetto on line di Midesa, per la diffusione di testi accademici che analizzano la cultura spagnola e italiana, sotto licenza Creative Commons.
  • La maggior parte dei video realizzati dalle Telestreet italiane
  • POIGPS, i punti di interesse da scaricare sul proprio navigatore GPS
  • Deviantart, ha la possibilità di attribuire la licenza CC ai lavori caricati.

In Italia

Dal 2001 in Italia le licenze Creative Commons sono state utilizzate in molti contesti:

  • La Camera dei deputati pubblica i dati raccolti (reperibili al sito dati.camera.it) con licenza Creative Commons BY-SA[4].
  • La Pubblica amministrazione, pubblica parte della documentazione con licenza Creative Commons BY-NC[5].
  • Istituto nazionale di statistica, ente di ricerca pubblico italiano, pubblica con licenza Creative Commons BY[6].
  • Internazionale pubblica tutti gli articoli originali con una licenza Creative Commons BY-NC-SA[7].
  • Wired pubblica con licenza Creative Commons BY-NC-ND[8].
  • La Stampa pubblica gli inserti culturali TuttoScienze e TuttoLibri con licenza Creative Commons BY-NC-ND[9].
  • Stampa Alternativa, nella sezione Libera Cultura Libera Conoscenza vengono riproposti diversi titoli con licenza Creative Commons BY-NC-ND[10].
  • Arcoiris televisione accessibile gratuitamente da Internet, pubblica video con licenze CC.
  • La Tana dei Goblin, i contenuti del sito della fondazione che raggruppa associazioni ludiche sono pubblicati con una licenza Creative Commons BY-NC-SA.
  • Subcava Sonora, prima etichetta discografica ed agenzia italiana di management musicale No S.I.A.E. per lo sviluppo della musica, ha pubblicato tre produzioni discografiche (Sula Ventrebianco, Borderline, Nouer) e due video musicali ("Cosa?" dei Sula Ventrebianco, regia Felice V. Bagnato, e "Strofa e Ritornello" dei Borderline, regia Marcello Saurino ed Enrico Barile) con licenze in Creative Commons 2.5 BY-NC-ND.
  • Lega Nerd, primo Social Blog italiano, creato completamente in crowdsourcing, pubblica tutti i suoi articoli con licenze in Creative Commons 2.5 BY-NC-ND.

Note

  1. http://creativecommons.org/projects/founderscopyright/%7CFounder's Copyright|accesso=12-10-2007
  2. http://creativecommons.org/press-releases/archive/2002/12/%7CPress releases (2002 December)|accesso=12-10-2007
  3. Arduino: Hardware, dal sito ufficiale
  4. Il progetto
  5. Note legali
  6. Note legali
  7. Chi siamo
  8. Il Web è morto e il copyright non si sente tanto bene
  9. Normative
  10. Libera Cultura Libera Conoscenza

Bibliografia di approfondimento

  • Aliprandi Simone, Creative Commons: manuale operativo. Guida all'uso delle licenze e degli altri strumenti CC, Ledizioni/Copyleft-Italia, 2008, ISBN 978-88-6222-061-3
  • Aliprandi Simone,Creative Commons: a user guide, Ledizioni/Copyleft-Italia, 2011, ISBN 978-88-95994-55-0
  • coautori = Giulio De Petra; Giovanni Battista Gallus; Giaime Ginesu; Michele Marchesi; Flavia Marzano, Contenuti aperti, beni comuni, McGraw-Hill, 2009 [978-88-386-6552-3]
  • Lessig, Cultura libera. Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale (ed. Apogeo, 2005), disponibile anche qui.
  • Ziccardi, Libertà del codice e della cultura (Giuffrè, 2006).

Filmografia di approfondimento

Collegamenti esterni

Generici e informativi

Strumenti per cercare materiale con licenze CC