Democrazia digitale

Da WikiPA.

La Democrazia digitale (Democrazia elettronica o eDemocracy), è la forma di democrazia diretta in cui vengono utilizzate le moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione. La democrazia digitale si manifesta attraverso l’uso consapevole da parte dei cittadini delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), con il fine di influire sulle scelte politiche delle istituzioni che li rappresentano a livello locale, nazionale e internazionale.

Gli obiettivi per un’amministrazione che voglia promuovere la democrazia digitale e una governance efficace sono:

  1. Decisioni veloci e partecipate;
  2. Aumento della fiducia dei cittadini nella “cosa pubblica”;
  3. Aumento della responsabilità e della trasparenza amministrativa;
  4. Capacità di garantire maggiore ascolto dei desideri dei cittadini nell’era delle ICT;
  5. Coinvolgimento di tutti gli attori (imprese, cittadini, organizzazioni non governative, associazioni).

Uno degli ostacoli allo sviluppo della democrazia digitale è il divario digitale, inteso come il gap, di diversa natura che impedisce a tutti i cittadini di partecipare interamente o anche solo in parte al processo democratico utilizzando le nuove tecnologie.

Al fine di garantire una reale democrazia digitale è essenziale che gli amministratori pubblici prendano atto della necessità di integrare i precedenti “strumenti” democratici con gli strumenti che le tecnologie mettono a loro disposizione. Gli strumenti quali social network, wiki, forum, blog, chat, vanno conosciuti e applicati secondo le nuove regole del vivere digitale. È tuttavia evidente che non solo gli amministratori pubblici necessitano di essere aperti alle nuove tecnologie, ma anche i cittadini che subiscono a vario titolo il digital divide devono essere messi in condizione di poter accedere alla tecnologia, agli strumenti di condivisione della conoscenza e a eventuali servizi pubblici online. Sembra quindi che il primo essenziale intervento per una democrazia digitale sia la formazione non solo per i rappresentanti politici, ma anche per chi deve predisporre strumenti di democrazia digitale e per le altre figure coinvolte nel processo. A valle della formazione sono necessari poi interventi per garantire una diminuzione di tutte le tipologie di digital divide citate garantendo quindi interventi formativi, culturali e infrastrutturali per garantire a tutti (anziani, disoccupati, donne e tutte le figure che subiscono il digital divide) la possibilità di accedere alle nuove tecnologie.

Per quanto riguarda ad esempio gli interventi infrastrutturali sarà necessario garantire a tutti i cittadini l’accesso a internet, magari anche con banda larga, a un prezzo “ragionevole”.

Normativa

Non esiste una vera e propria normativa per la democrazia digitale ma si puo' comunque affermare che la normativa italiana che prevede l’utilizzo di tecnologie nella gestione della cosa pubblica e la democrazia digitale risponde completamente alle direttive europee. In alcuni casi è addirittura più avanzata, come ad esempio nel caso della normativa per l’accessibilità dei siti pubblici per i diversamente abili.

Inoltre il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale all’articolo 9 recita: “Le pubbliche amministrazioni favoriscono ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all'estero, al processo democratico e per facilitare l'esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi”.

Strategia di Lisbona

Oltre alla normativa citata si ricorda quanto emerso dalla Strategia di Lisbona[1], che già nel 2000 poneva l’obiettivo strategico di “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo” e che nell’ambito delle iniziative promosse individua cinque priorità che ben si inseriscono tra le proposte per una reale democrazia digitale:

  1. accesso per tutti (ridurre il digital divide in modo che le persone svantaggiate incontrino meno ostacoli nell’accesso ai servizi pubblici);
  2. maggiore efficacia (incrementare l’efficienza della PA grazie a un utilizzo innovativo delle ICT, così da alleggerire significativamente gli oneri amministrativi entro il 2010. Si prevede inoltre di istituire un sistema di valutazione comparativa dell’impatto e dei vantaggi dell’amministrazione in linea e di adottare disposizioni per favorire una maggiore condivisione delle esperienze);
  3. servizi di amministrazione in linea di grande impatto (si prevede di dotare le amministrazioni nazionali dei mezzi necessari perché tutti gli appalti pubblici siano resi accessibili in linea e di garantire che, entro il 2010, sia accessibile in linea almeno la metà degli appalti pubblici al di sopra della soglia comunitaria);
  4. mettere in atto strumenti chiave (sistemi interoperabili - in grado di comunicare tra loro - di gestione dell’identificazione elettronica per l’accesso ai servizi pubblici; autenticazione elettronica dei documenti; archiviazione elettronica; sistemi protetti di riconoscimento reciproco dei mezzi di identificazione elettronica nazionali per i siti internet e i servizi delle amministrazioni pubbliche);
  5. rafforzare la partecipazione al processo decisionale democratico (si prevede di sostenere progetti che utilizzano le ICT allo scopo di rafforzare la partecipazione dei cittadini alla vita democratica).

Progetti ed esperienze di democrazia digitale

Sono già alcuni anni che la Pubblica Amministrazione sia a livello europeo che nazionale si cimenta in progetti per la democrazia digitale.

Tra le esperienze segnaliamo il progetto SESAMO[2] che vede la partecipazione di diversi enti regionali e non del nord ovest del paese. Nella realizzazione della proposta di questo progetto di democrazia digitale sono state individuate, da parte degli Enti partecipanti, necessità diverse in relazione al territorio ed alla legislazione di riferimento.

Gli obiettivi generali del progetto sono:

  • rendere più efficienti le forme di comunicazione fra le istituzioni che producono norme per una condivisione e un utilizzo coordinato di tutte le risorse anche in riferimento ai servizi che ogni Pubblica Amministrazione locale rivolge a cittadini e imprese;
  • mettere a disposizione degli Enti locali, nelle opportune forme organicamente strutturate, i risultati delle attività di analisi e selezione delle leggi, regolamenti, sentenze, interpretazioni che nell’ambito consiliare sono svolti e che costituiscono una preziosa fonte per comuni o altri Enti pubblici;
  • realizzare canali di consultazione on line sui progetti di legge che permettano da un lato di effettuare la prima fase istruttoria delle consultazioni istituzionali con Enti (comuni, province, enti strumentali, partecipati, ecc) o parti sociali, e dall’altro di realizzare consultazioni estemporanee dei cittadini su temi di rilevanza.

Un’altra esperienza da segnalare è Partecipa. net coordinato dalla Regione Emilia Romagna, che ha come partners comuni e provincie dell’Emilia Romagna. Il progetto intende sperimentare sul campo metodologie di partecipazione alle politiche regionali e alla gestione dei servizi a tutti i livelli istituzionali. In particolare intende incoraggiare, rafforzare e stimolare la partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche e accentuare il legame fra gli stessi cittadini e le amministrazioni coinvolte, in un'ottica di dialogo e collaborazione reciproca al fine di attivare processi democratici di cittadinanza attiva.

Il progetto Partecipa.net ha predisposto anche un kit informativo per aiutare le amministrazioni che vogliano cimentarsi nell’utilizzo delle tecnologie per una sempre maggiore democrazia digitale.

Collegamenti esterni

Note

  1. Il 23 e 24 marzo 2000 si è tenuto a Lisbona un Consiglio Europeo straordinario dedicato ai temi economici e sociali dell'Unione Europea. In quella sede sono state introdotte importanti traguardi nelle politiche economiche degli Stati membri al fine di sostenere occupazione, crescita, riforme economiche e coesione sociale nel contesto di un'economia basata sulla conoscenza. Nel 2005 preso atto che gli obiettivi fissati nel 2000 erano ben lungi dall’essere stati raggiunti, gli Stati membri dell’UE hanno deciso di rilanciare la strategia di Lisbona, concentrando gli sforzi verso i due obiettivi principali di crescita economica e occupazione. Nel 2010, con il completamento del ciclo decennale della Strategia, le Istituzioni europee e gli Stati membri hanno avviato il dibattito per la definizione di una strategia post 2010. La nuova strategia “UE 2020” dovrà rafforzare la dimensione sociale, coniugare in maniera efficace e coerente la strategia di ripresa economica, la strategia per la crescita e l’occupazione, lo sviluppo sostenibile e l’attenzione per i cambiamenti climatici.
  2. http://www.progettosesamo.it/