Divario digitale

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Il divario digitale, o digital divide[1], indica la separazione fra chi ha accesso alle tecnologie dell'informazione (come personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. La definizione include, in senso lato, anche la disparità nell'acquisizione di risorse o capacità necessarie a partecipare alla società dell'informazione. I motivi di esclusione comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d'istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica[2].

Origine e uso del termine

Il termine è apparso per la prima volta all'inizio degli anni novanta negli Stati Uniti in alcuni studi che indicavano come il possesso di personal computer aumentasse solo all'interno di alcuni gruppi etnici[3]. Il concetto di divario digitale è poi entrato nell'uso comune nel 1996, quando il presidente americano Bill Clinton e il suo vice Al Gore lo hanno utilizzato durante un discorso a Knoxville (Tennessee). In quell'occasione, l'amministrazione statunitense ha sottolineato la disparità di accesso ai servizi telematici tra la popolazione del paese[4].

Nonostante il divario digitale sia stato presentato come un problema interno al contesto americano, oggi è più comune definire il divario digitale in una prospettiva globale, a livello nazionale e transnazionale.

Visione critica globale

Nel 1993 gli utenti di Internet nel mondo erano circa 2 milioni; nel 2002, in meno di dieci anni, si stima fossero arrivati a 580 milioni; di questi 580 milioni, 166 erano negli Stati Uniti, e gli altri 414 distribuiti nei restanti paesi [5].

È nel 2000 che il gap digitale cessa di essere un problema esclusivamente statunitense e diventa un problema globale. A Davos, durante l'incontro annuale del World Economic Forum, numerosi interventi segnalano l'esistenza di una disparità nella diffusione delle ITC e sottolineano la necessità di superare questo divario. Viene creata la prima Task Force, «Bridging the Digital Divide Task Force», nell'ambito dell'iniziativa del WEF «Global Digital Divide Initiative» alla quale parteciparono molti gruppi dell'high tech (per esempio AOL, eBay, Microsoft Corporation, Mitsubishi Electric, Motorola, MTV, Siemens, Sony, Sun Microsystems, Toshiba[6]).

Cause e conseguenze del divario digitale

Le cause del divario digitale dipendono da diversi fattori socioeconomici e introducono effetti che sono tuttora oggetto di studio. Una delle cause maggiormente condivise è di carattere economico. Nei paesi in via di sviluppo, ampie fasce della popolazione non sono in grado di accedere alle tecnologie per motivi di reddito: per molti è semplicemente impossibile acquistare un computer o pagare un abbonamento telefonico per utilizzare internet.

La spiegazione economica, però, non è sufficiente a delineare la questione in modo chiaro e completo. Altri fattori che contribuiscono ad accentuare il divario digitale possono essere:

  • l'assenza di infrastrutture di base (linee telefoniche standard, soprattutto nel caso dei paesi più poveri) o più avanzate banda larga;
  • l'analfabetismo informatico degli utenti, sia riguardo l'uso del computer, sia riguardo le potenzialità di internet.
  • altri fattori tra cui l'appartenenza a determinati gruppi etnici, le differenze di età e di genere e il livello di educazione
  • costi elevati di investimento per gli operatori di banda larga [7].

Il divario digitale può avere come effetto l'aumento delle diseguaglianze economiche già esistenti e incidere sul livello di accesso all'informazione, innescando un circolo vizioso che porterebbe i paesi in via di sviluppo ad impoverirsi ulteriormente, in quanto esclusi dalle nuove forme di produzione di ricchezza basate sui beni immateriali dell'informazione.

Superamento del divario digitale

Tecnologie disponibili

Le due principali soluzioni tecniche per il superamento del divario digitale sono le tecnologie senza fili (HiperLan, Wi-Max, HSDPA) e la fibra ottica mediante posa in minitrincea, che risultano equiparabili per tempi, costi di implementazione e impatto socio-ambientale.

Iniziative e progetti

Sono attive diverse campagne per il superamento del divario digitale, incentrate sul riutilizzo dell'hardware (chiamato trashware) e l'uso di software libero.

Nell'ottobre del 1998, in occasione del Global Village, un seminario sul divario digitale tenutosi in India, viene composta la Bangalore Declaration on Information technology for developing countries e si teorizza la creazione di computer a basso costo, connesso ad internet e basato su linguaggio visivo, che permetta di creare mezzi e cultura necessaria alla nascita di attività online per i mercati in difficoltà. Un gruppo di informatici ed economisti indiani, sotto la guida dell'Istituto Indiano per l'Informatica e l'Automazione, e dell'Encore Ltd (con sede a Bangalore), creano la Simputer Trust, un'associazione che ha lo scopo di realizzare questo tipo di sistema informatico: in tre anni nasce il Simputer.

Le Nazioni Unite hanno espresso l'impegno a risolvere il problema attraverso gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Goals) presentati all'Assemblea del Millennio. Il divario digitale è stato argomento centrale nel primo Incontro sulla società dell'Informazione indetto dalle Nazione Unite a Ginevra, nel dicembre del 2003, ed a Tunisi, nel novembre del 2005.

Piano Globale

Il Segretario Generale dell'ONU ha annunciato nel Rapporto per il Millennio due iniziative di estremo rilievo: la realizzazione di una nuova Rete Sanitaria per i paesi in via di sviluppo e l’istituzione di un Servizio delle Nazioni Unite per la Tecnologia e l’Informazione chiamato UNITeS.

Il piano globale sottolinea la necessità di un approccio integrato che preveda il coinvolgimento e la cooperazione sinergica tra il sistema delle Nazioni Unite, le organizzazioni bilaterali e multilaterali, le autorità nazionali, il settore privato, la società civile.

Rete Sanitaria

La Rete Sanitaria promossa dalle Nazioni Unite e attualmente coordinata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), supporta l'assistenza sanitaria nei paesi in via di sviluppo sfruttando le nuove tecnologie. Il piano prevede la creazione di diecimila siti online a disposizione di ospedali, cliniche e strutture sanitarie pubbliche in modo da favorire l'accesso ad informazioni mediche e sanitarie aggiornate e specifiche per singoli stati o gruppi di nazioni.

Servizio per la Tecnologia e l'Informazione

L'UNITeS intende creare un corpo di volontari esperti e provenienti da tutto il mondo in grado di illustrare le applicazioni e insegnare l'utilizzo della tecnologia dell'informazione, sollecitando la costituzione di "corpi digitali" nel mondo.

Situazione in Italia

La copertura ADSL italiana e il divario digitale

In Italia il divario digitale è dato dall'esclusione di milioni di cittadini dal collegamento veloce ad Internet garantito dalla tecnologia DSL, chiamato anche banda larga. La banda larga, definita alla luce della tecnologia attuale a partire da un valore soglia di 1.2 megabit/s, non è contemplata né dalla legislazione italiana né da quella europea come obbligo di servizio universale. L'Articolo 3 della Costituzione italiana sembrerebbe però sottoindenderlo, e alcuni giuristi, come Stefano Rodotà, hanno proposto di aggiornare l'articolo 21 in questo senso[8]:

I dati del 2010 mostrano che una famiglia italiana su 2 non dispone di un collegamento, e solo una su 3 possiede Internet in banda larga. Il numero di italiani del tutto privi di copertura on line è di 2,3 milioni. Un numero che raggiunge quota 23 milioni (il 38% della popolazione), se si considerano i servizi d'accesso più tecnologici in grado di consentire fino a 100 Megabit al secondo[9].

Nonostante la programmazione di investimenti pubblici per la banda larga, fermatisi al Cipe come nel caso del "Piano Romani" (si veda oltre), la riduzione del divario digitale all'interno del Paese ha coperto solo un ulteriore 5% della popolazione fra il 2004 e il 2009. La situazione territoriale è a macchia di leopardo, soprattutto per quanto riguarda la copertura di "seconda generazione" (20  Mbps), che arriva solo al 62% degli italiani.

A fine 2011, a molte aziende italiane servirebbero 20, 30, o addirittura 100 megabit, in particolare per le più dinamiche e innovative con forti partnership all'estero [10].

La tecnologia WiMAX, per la quale il Ministero delle Comunicazioni ha assegnato le Frequenze con un bando pubblico nel 2008, permette prestazioni comparabili a quelle dell'ADSL ordinaria, riducendo il problema del divario digitale nelle aree a media densità abitativa e con carenza di infrastrutture. Anche i collegamenti wireless possono garantire la copertura totale del territorio, con l'onere di installare un DSLAM in ognuna delle 10800 centrali telefoniche italiane.

Associazioni "Anti Digital Divide" si battono da anni per abbattere tale fenomeno negativo, per diffondere la banda larga in Italia e per la diminuzione delle tariffe ADSL.

Negli ultimi anni ha preso piede in maniera inaspettata la copertura wireless tramite tecnologia Hiperlan, effettuata generalmente da piccoli operatori privati (WISP - wireless internet service provider) che offrono connessioni asimmetriche e simmetriche da 1 a 10 Mbs con reti distributive basate su catene di Base Stations di tipo punto-multipunto; l'espansione è avvenuta grazie al relativo basso costo che gli apparati con questa tecnologia hanno raggiunto, cosa che consente anche ad aziende non dotate di capitali elevatissimi di realizzare reti anche molto buone.

Esistono tuttavia molte differenze nella qualità dei servizi erogati, alcuni operatori più strutturati offrono connessioni anche eccellenti con tempi di latenza bassissimi e continuità del servizio ottima, altri, purtroppo, offrono servizi di qualità inaccettabile, con continue disconnessioni ed interruzioni. Sembra probabile che questa tecnologia possa comunque crescere e si possa candidare a diventare una valida alternativa ai mezzi tradizionali, come sostitutiva degli stessi ove non presenti, e come integrazione anche nella aree servite da ADSL.

Il "Piano Romani"

Il "Piano Romani" [11] prende il nome da Paolo Romani, allora viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni. Tale piano, nato nel giugno del 2009, consisteva nel portare la banda larga ad almeno 20 Mbps al 96% della popolazione, e almeno a 2 Mbps alla parte restante, entro il 2012. Rappresentava una prima soluzione parziale per il territorio italiano, piuttosto arretrato dal punto di vista della connettività internet (il 12% degli italiani non può avere nemmeno 2 Mbps )[12].

Per attuare il "Piano Romani" erano previsti 800 milioni di euro in un progetto complessivo da 1,47 miliardi. Per mesi quei fondi sono rimasti indisponibili: un decreto già da prima dell'estate 2009 li stanziava per la banda larga, ma il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, ne ha rimandato l'assegnazione. Vi sono state pressioni per sbloccare gli 800 milioni da parte di Telecom Italia, di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta[12].

Il 4 novembre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in carica, Gianni Letta, dichiara un "congelamento" del piano. Sostiene inoltre che i fondi siano sempre rimasti al Cipe, e non quindi dirottati altrove come si era talvolta paventato. Essi, comunque, saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi, non essendo la banda larga una priorità[11][12].

Invece, il 17/09/2010 viene annunciata una definitiva riduzione dei fondi a 100 milioni, che potrebbe ricomprendere la quota di finanziamento proveniente dalle regioni. L'investimento è stato ritenuto nuovamente una spesa da evitare in tempo di crisi economica, e non un'opportunità di sviluppo[12][13]. L'annullamento del piano ha suscitato dubbi sul futuro sviluppo economico e culturale italiano[14].

eEurope 2002

Nel giugno 2000 l'Unione europea ha approvato il Piano d'azione "eEurope 2002"; nello stesso mese il governo italiano ha varato il Piano d'azione dell'Italia. Nei documenti presentati dal nostro paese e accolti in "eEurope 2002" sono richieste politiche per la crescita delle regioni in ritardo e un impegno straordinario per la riduzione del divario digitale tra paesi ricchi e poveri.

Entrambi i documenti pongono la valorizzazione del capitale umano, e in particolare dei giovani, al centro delle azioni da sviluppare nei singoli Stati e finalizzate al raggiungimento di tre obiettivi prioritari:

  1. realizzare un accesso più economico, rapido e sicuro a Internet;
  2. investire nelle risorse umane e nella formazione, favorendo la partecipazione di tutti all'economia basata sulla conoscenza;
  3. promuovere l'utilizzo di Internet, anche nella pubblica amministrazione e nei servizi, accelerando l'e-commerce e sviluppando contenuti digitali per le reti globali.

Note

  1. IATE, banca dati multilingue dell'UE. digital divide(en)-divario digitale (it)
  2. Rice, 2002, p.105-129
  3. Carrie Bickner, Down By Law. Retrieved on 22 November 2007 Under heading Closing the Digital Divide
  4. Eleventh Paragraph Remarks by President Clinton
  5. Technical communication and the World Wide Web, Carol Lipson, Michael Day. Introduction, pagina 10.
  6. FROM THE GLOBAL DIGITAL DIVIDE TO THE GLOBAL DIGITAL OPPORTUNITY. PROPOSALS SUBMITTED TO THE G-8 KYUSHU-OKINAWA SUMMIT 2000. TOKYO, JAPAN 19 JULY, pagina 3 del documento.
  7. http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_34/QEF_34.pdf
  8. Internet come diritto costituzionale, Il fatto quotidiano 04/12/2010. "Il diritto di accesso a Internet – al di là di ogni sofismo – è una libertà fondamentale il cui esercizio è strumento per l’esercizio di altri diritti e libertà costituzionali: non solo la libertà di manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 ma anche il diritto al “pieno sviluppo della persona umana” e “all’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” di cui all’art. 3 della Costituzione, o piuttosto la libertà di impresa di cui all’art. 41".
  9. DIGITAL DIVIDE Italiani senza rete ancora il 2% nel 2011. Il Sole 24 ore, 20/04/2010
  10. Le aziende in cerca di banda larga, A. Longo. Il Sole 24 ore, 28/02/2012.
  11. 11,0 11,1 Banda larga: il governo congela 800 milioni, Il sole 24 ore, 04/11/2009
  12. 12,0 12,1 12,2 12,3 Banda larga, nuovo stop "I soldi alla fine della crisi". Era un piano per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante. Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti. La Repubblica, 05/11/2009.
  13. Dove sono gli 800 milioni per la banda larga italiana?. In Italia la banda larga non viene considerata come una priorità. Peccato perché è certamente uno degli strumenti migliori "per rilanciare la crescita, l'occupazione ed il benessere", per citare le parole della Kroes. Negli ultimi 15 anni la produttività in Europa è aumentata del 50% proprio grazie alla diffusione delle tecnologie dell'informazione. Nel nostro Paese il rapporto tra gli investimenti nell'IT ed il PIL è dell'1,9%.. B2B24.it (Il Sole 24 ore17/09/2010).
  14. Troppe Parole per la Banda Larga niente Fatti per Internet Superveloce, Il Corriere della Sera, 17/09/2010

Bibliografia

  • Anzera G. e Comunello F. (ed), 2005, Mondi digitali. Riflessioni e analisi sul Digital Divide, Milano:Guerini Associati;
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  • Castells Manuel, 1996, 1997, 1998, The Information Age: Economy, Society and Culture, Oxford:Blackwell Publishers;
  • Carbone S., 2004, “Divario digitale: ICT e società della conoscenza” in Global Business 2005: guida ai trend dell'economia mondiale, a cura di Victor Uckmar e Maurizio Guandalini, ETAS, Milano
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  • Norris Pippa, 2001, Digital Divide. Civic engagement, information poverty, and the Internet Worldwide, Cambridge University Press;
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  • Rothkopf, 1997, «In Praise of Cultural Imperialism?», Foreign Policy, n.°107.
  • Bentivegna,S. 2009. " Disuguaglianze Digitali ; Le nuove forme di esclusione nella società d'informazione" Ed. Laterza

Voci correlate

Collegamenti esterni