Focus group

Da WikiPA.

Il focus group (gruppo di discussione), nell’approccio User Centred Design (UCD), è uno degli strumenti per indagare concretamente i bisogni d’uso dell’utenza tipo; va sottolineato allo stesso tempo che i focus group non sono strumenti tipici dell’usabilità (e nonostante diversi autori siano in disaccordo su questo punto).[1] Il focus group, infatti, è una tecnica di indagine piuttosto standard e condivisa con altre discipline che, nella fase iniziale di un progetto centrato sull’utente, permette di raccogliere dati importanti sulle esigenze dell’utenza.

Cos'è

In base alla definizione di Gianni Losito[2], il focus group è una tecnica di raccolta delle informazioni che coinvolge più persone contemporaneamente, in un numero sempre limitato ma variabile da ricerca a ricerca. Queste persone vengono invitate a discutere tra loro di un particolare argomento o insieme di argomenti tra essi collegati, quello o quelli che la ricerca ha interesse a mettere a fuoco e ad approfondire. L’assunto su cui il focus group si basa è che nell’interazione diretta con altre persone sia più facile far emergere ed esprimere in modo immediato e spontaneo non solo opinioni, ma anche sentimenti, motivazioni, riferimenti a valori, immagini di realtà e quant’altro potrebbe risultare più difficile da esternare in un colloquio individuale con un intervistatore.

Secondo Michele Visciola[3], la durata del focus group non può superare le 2-3 ore che dovranno essere intense e non dispersive su una grande varietà di temi. Poiché il numero di partecipanti si aggira di solito intorno alle 8-10 persone, che non sempre si conoscono o si sono incontrate in precedenza, è facile perdere il controllo del dibattito. Per ridurre verbosità e deviazioni dovute a dinamiche di gruppo, occorre dare un chiaro indirizzo sui temi da discutere e sui tempi a disposizione per ciascuno di essi.

A cosa serve

La particolarità del focus group consiste, dunque, nel consentire al ricercatore di conseguire un duplice obiettivo: da un lato, rilevare le informazioni di cui ha bisogno per come esse emergono e vengono rielaborate con il concorso di tutti i soggetti coinvolti; dall’altro osservare le modalità d’interazione che portano all’eventuale cambiamento della posizione di questo o quel partecipante nei confronti del tema trattato. Dall’analisi dei dati raccolti nella sessione di lavoro, si ricava un quadro ricco e articolato delle aspettative sui servizi del sito, che si formeranno presumibilmente in una popolazione più ampia di quella invitata a discutere i temi del focus group. Queste estrapolazioni dei risultati vanno quasi sempre verificate periodicamente e corrette, se necessario, in base ai risultati del monitoraggio sull’uso che viene fatto del sito dagli utenti reali.

I risultati del focus group sono utili per raccogliere opinioni anche in forma individuale; infatti, alla discussione libera in gruppo su singoli temi può essere abbinata una fase individuale di compilazione di risposte a domande di un questionario. Sempre secondo Visciola[4], è poco indicato l’uso di focus group per effettuare valutazioni di usabilità.

Il focus group come strumento per l’usabilità?

Nel contesto specifico dell’usabilità, possiamo dire quindi che i focus group permettono di raccogliere opinioni tramite approfondite discussioni tra un campione rappresentativo dell’audience.[5] Un vantaggio dei focus group è che consentono di raccogliere dati e informazioni in fase di analisi. Il look-and-feel visuale, l’organizzazione e la presentazione dei contenuti, gli strumenti di navigazione (oltre a molti altri aspetti) possono essere rilevati tramite focus group. Lo scopo è di raccogliere opinioni generali e obiettive. Si possono porre domande come: “Cosa ne pensate di questo tipo di organizzazione dei contenuti?”, oppure: “Che ne dite di questo sistema di navigazione?” Vi sembra logico?” o, anche: “ Questa è la posizione giusta dove collocare un banner?”. Si possono presentare varie proposte di design e investigare quale sia la preferita e perché.

Le opinioni con i gruppi di utenti possono essere illuminanti per capire se ci si sta muovendo nella giusta direzione. Tuttavia, non bisogna dimenticare che si tratta pur sempre di questo: semplici opinioni. Infatti il feedback che se ne ricava non riguarda specificamente cosa funziona e cosa non funziona nel sito. In più c’è il rischio concreto di interferenze psicologiche: se in uno dei gruppi c’è un partecipante dalla personalità particolarmente forte, altri potrebbero restare inibiti e ne sarebbe falsato il risultato del gruppo intero. Per queste ragioni i focus group non possono sostituire i veri e propri test di usabilità.

Note

  1. Maurizio Boscarol, Ecologia dei siti web, Tecniche nuove, Milano, 2003
  2. Gianni Losito, L’intervista nella ricerca sociale, editori Laterza, 2004
  3. Michele Visciola, Usabilità dei siti web: curare l'esperienza d'uso in Internet, Apogeo editore, Milano, 2006
  4. Michele Visciola, Usabilità dei siti web: curare l'esperienza d'uso in Internet, Apogeo editore, Milano, 2006
  5. Kelly Goto,Emily Cotler, Web ReDesign. Strumenti e metodi per la riprogettazione di un sito Web, Apogeo editore, Milano, 2002

Bibliografia

  • Ivana Acocella, Il focus group. Teoria e pratica, Milano, FrancoAngeli, 2008
  • Cinzia Albanesi, I focus group, Roma, Carocci editore, 2004
  • Maurizio Boscarol, Ecologia dei siti web, Tecniche nuove, Milano, 2003
  • Sabrina Corrao, Il focus group, Milano, FrancoAngeli, 2005
  • Kelly Goto, Emily Cotler, Web ReDesign. Strumenti e metodi per la riprogettazione di un sito Web, Apogeo editore, Milano, 2002
  • Gianni Losito, L’intervista nella ricerca sociale, Editori Laterza, 2004
  • Vanda Lucia Zammuner, I focus group, Bologna, Il Mulino, 2003
  • Michele Visciola, Usabilità dei siti web: curare l'esperienza d'uso in Internet, Apogeo editore, Milano, 2006

Collegamenti esterni

Digitalgov.gov (U.S. General Services Administration)