Fondi Strutturali

Da WikiPA.

I Fondi strutturali[1] sono gli strumenti finanziari che contribuiscono a sviluppare e implementare le azioni dell'Unione intese a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale al suo interno.[2] conformemente all'arti­colo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea.[3] Nel periodo di programmazione 2014-2020 le azioni sostenute dai fondi contribuiscono inoltre alla realiz­zazione della strategia Europa 2020 dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.[4]

Evoluzione dei Fondi strutturali

Dal Rapporto Werner all'istituzione dei Fondi strutturali

L'evoluzione dei Fondi strutturali è strettamente legata a quella della politica di coesione[5]. Le condizioni per la creazione di una politica di sviluppo regionale della Comunità si realizzarono solo alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, in connessione al progetto di ampliare il mercato interno e di lanciare una Unione economica e monetaria, e alle aspettative di effetti avversi del mercato interno sulle disparità regionali.[6] Il Rapporto Werner[7], nel 1970 avvertiva delle difficoltà legate alle disparità strutturali e della necessità di misure finanziarie sovranazionali. [8] In seguito al primo allargamento, nel 1972, ad Irlanda e Gran Bretagna, il Consiglio europeo del 1972, decise formalmente di attribuire "la massima priorità alla correzione degli squilibri strutturali e regionali della Comunità che avrebbero potuto ostacolare la realizzazione dell’Unione economica e monetaria [...] [e] chiesero alle Istituzioni della Comunità di istituire un Fondo per lo sviluppo regionale".
Si arriva così al Rapporto del Commissario George Thomson, adottato nel 1973[9]: se l’obiettivo di un continuo ampliamento era stato raggiunto, si doveva ora puntare ad un armonioso equilibrio della Comunità. Da questa esigenza partì l'impulso per avviare il processo legislativo che porterà alla creazione del Fondo regionale per lo sviluppo. [10] Nel 1975 viene così istituito il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) che andò ad affiancare il Fondo Sociale Europeo (FSE) opportunamente riformato. [11]

Il vecchio fondo sociale e il nuovo fondo regionale, congiuntamente noti come "Fondi strutturali", vennero tenuti separati, il primo per assistere gli individui a ottenere nuove qualifiche, il secondo per provvedere alle infrastrutture. La loro entità complessiva era piuttosto modesta (5% del Bilancio totale della Comunità). I fondi dovevano essere distribuiti, sulla base di quote nazionali, per finanziare progetti, senza una chiara strategia concordata tra la Commissione e gli Stati membri. Questi ultimi avevano l’ultima parola sull'approvazione dei progetti[12] Il FESR fungeva anche da strumento di compensazione per quei paesi, come appunto la Gran Bretagna, che risultavano contributori netti al bilancio comunitario per via della Politica Agricola Comune.[13]

La riforma del 1988: dai progetti ai programmi

Le adesioni della Grecia nel 1981 e della Spagna e del Portogallo nel 1986 accentuano fortemente le disparità regionali dell’allora Comunità europea a Dodici.[14][15] In seguito alla crisi di bilancio, e al fine di completare il mercato unico e promuovere una maggiore coesione economica e sociale, la Commissione presenta al Consiglio e al Parlamento un pacchetto di proposte per riformare il sistema finanziario comunitario. Nella sua comunicazione del 15 febbraio 1987 intitolata «Portare l’Atto unico al successo: una nuova frontiera per l’Europa» (il cosiddetto «Pacchetto Delors I»), la Commissione sostiene l’introduzione di norme volte a migliorare la disciplina e la procedura di bilancio. La proposta fa riferimento ad un nuovo accordo interistituzionale in virtù del quale il Parlamento, il Consiglio e la Commissione avrebbero concordato prospettive finanziarie pluriennali e priorità di bilancio. In base alle conclusioni del Consiglio europeo di Bruxelles dell’11 e 12 febbraio 1988, il 29 giugno dello stesso anno le tre istituzioni approvano l’accordo interistituzionale che definisce, per la prima volta, prospettive finanziarie quinquennali per il periodo 1988-92.[16]
Il «pacchetto Delors I», approvato in via definitiva dal Consiglio europeo nel marzo 1988, apre la via ad un ambizioso programma «1992» che prevede la riforma della Politica agricola comune nonché il rafforzamento dell’azione comunitaria negli ambiti di intervento della politica di coesione e delle politiche a favore dell’ambiente, delle scienze, delle tecnologie e dei trasporti. La più importante modifica apportata al bilancio comunitario privilegia i tre Fondi strutturali e porta ad un cospicuo aumento delle risorse. L’ammontare dei pagamenti annui passa dai circa 6,4 miliardi di ECU del 1988 ai 20,5 miliardi di ECU del 1993, mentre la loro quota relativa balza dal 16% al 31% circa del bilancio comunitario.
A ciò si accompagna una radicale trasformazione delle modalità di gestione dei fondi. Conformemente alla procedura di bilancio annuale e alle quote nazionali decise in virtù dei rispettivi regolamenti, il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG) ed il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) avevano predisposto, rispettivamente dal 1958, dal 1962 e dal 1975, un sistema per il finanziamento dei progetti selezionati e promossi dagli Stati membri. Per superare questo sistema basato sul principio del «giusto ritorno», la Commissione decide di elaborare e sovvenzionare alcuni progetti regionali di tipo più autonomo e sperimentale, che forniranno in seguito utili spunti per il metodo di attuazione della politica di coesione.
Per quanto riguarda la politica di coesione e i relativi strumenti, la riforma del 1988 ha introdotto una serie di principi che continuano ad essere fondamentali in tale politica:

  • concentrazione degli interventi su un ristretto numero di obiettivi, con particolare riferimento alle regioni in ritardo di sviluppo;
  • programmazione pluriennale basata sull'analisi, la pianificazione strategica e la valutazione;
  • addizionalità, per garantire che gli Stati membri non sostituiscano le spese nazionali con i fondi comunitari;
  • partenariato per la progettazione e l’attuazione dei programmi, che preveda la partecipazione dei soggetti nazionali, subnazionali e comunitari, comprese le parti sociali e le organizzazioni non governative, al fine di garantire una loro partecipazione diretta agli interventi e la trasparenza di questi ultimi.


Nel 1988 sono stati approvati cinque obiettivi prioritari:

  • Obiettivo 1: promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni il cui sviluppo è in ritardo;
  • Obiettivo 2: riconvertire le regioni gravemente colpite da declino industriale;
  • Obiettivo 3: lottare contro la disoccupazione di lunga durata;
  • Obiettivo 4: facilitare l’inserimento professionale dei giovani;
  • Obiettivo 5: a) accelerare l’adeguamento delle strutture agrarie, b) promuovere lo sviluppo delle zone rurali.


Il periodo 1989-93 segna un’importante svolta nella programmazione dei fondi strutturali: dalla selezione annuale dei progetti ad opera degli Stati membri con la successiva approvazione della Commissione europea si passa ad una programmazione pluriennale, più strategica, fondata su un ampio partenariato tra regioni, Stati membri e Commissione europea. Definire i programmi (analisi), i Quadri comunitari di Sostegno (coordinamento degli interventi) e i Programmi operativi (attuazione) costituisce una nuova sfida per tutti i soggetti interessati. Per la prima volta è necessario predisporre, a qualsiasi livello decisionale, procedure per la gestione dei fondi, la sorveglianza e il controllo. Inoltre, ogni fase del processo richiede un’efficace comunicazione tra politiche e strumenti di diversa tradizione. Non vi è dunque da stupirsi se la prima generazione di Programmi operativi venne adottata soltanto nel 1990, posticipando così l’attuazione degli interventi.

Il Trattato di Maastricht ed il Fondo di coesione

La revisione del Trattato, attuata a Maastricht nel 1992, diede priorità al "rafforzamento [...] della coesione", inserendola nell'Articolo 2, come uno dei mezzi per raggiungere gli obiettivi dell’Unione, parallelamente “all'istituzione dell’unione economica e monetaria”. Questo passo fu accompagnato dalla creazione, nel Trattato, di un Fondo di coesione per i paesi in ritardo di sviluppo, mirata a migliorare le loro infrastrutture ambientali e dei trasporti. Nel cosiddetto «Pacchetto Delors II», presentato quattro giorni dopo la firma del Trattato di Maastricht, la Commissione europea propone un programma e un bilancio al fine di «procedere verso l’unione economica e monetaria che consentirebbe alla Comunità di trarre i pieni vantaggi da un grande spazio economico organizzato e da una moneta unica.» La proposta dettaglia il nuovo Fondo di coesione, prevede un incremento della dotazione destinata ai Fondi strutturali, nonché una semplificazione delle norme attuative. Raggiungendo un compromesso, il Consiglio europeo riunito ad Edimburgo l’11 e il 12 dicembre 1992 fissa le risorse per il periodo 1994-99. I Fondi strutturali ottengono approssimativamente 153 miliardi di ECU, mentre al Fondo di coesione vengono assegnati 15 miliardi di ECU, il 68% dei quali per le regioni e i paesi più poveri. La riforma del 1993 lascia pressoché invariati gli obiettivi del periodo 1994-99.[17]
Nel periodo di programmazione 1994-1999 il bilancio totale dei Fondi strutturali e di coesione era di 168 miliardi di ECU, pari a circa un terzo del bilancio dell’UE e allo 0,4% del PIL comunitario.

Agenda 2000: il periodo di programmazione 2000 - 2006

Nel luglio del 1997, la Commissione europea presenta la comunicazione «Agenda 2000», un documento che traccia le grandi prospettive di sviluppo dell’Unione europea e le relative politiche, le problematiche orizzontali poste dall'allargamento e il profilo di un futuro quadro finanziario per il periodo 2000-06. Il pacchetto legislativo che ne deriva, presentato nel marzo 1998, disciplina la riforma della politica agricola comune e della politica di coesione, gli strumenti di preadesione e il nuovo quadro finanziario. Il 24 marzo 1999, il Consiglio europeo di Berlino raggiunge un accordo sulle proposte presentate dalla Commissione, consentendo così l’applicazione delle corrispondenti misure legislative e finanziarie. Nel giugno del 1998, la Commissione presenta i regolamenti relativi ai Fondi strutturali, al Fondo di coesione e agli strumenti di preadesione approvati tra maggio e luglio 1999 dal Consiglio e, in parte, dal Parlamento europeo. Conformemente alle disposizioni contenute nella versione riveduta del trattato, per la prima volta il Parlamento europeo partecipa al processo di adozione dei regolamenti che disciplinano il FESR e il FSE nell'ambito della procedura di codecisione. La modifica più sostanziale è costituita da un nuovo «regolamento generale» adottato dal Consiglio che modifica il regolamento sul coordinamento degli interventi e parti dell’atto recante disposizioni di esecuzione. Vengono altresì adottati cinque nuovi regolamenti relativi al FESR, al FSE, al Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG), allo Strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP) e al Fondo di coesione. Tra il marzo 2000 e il marzo 2001, la Commissione decide altri cinque regolamenti attuativi recanti disposizioni particolareggiate sull'uso dell’euro, le azioni informative e pubblicitarie, l’ammissibilità delle spese, i sistemi di gestione e il controllo e le rettifiche finanziarie. Nel giugno 1999 vengono infine approvati in via definitiva i regolamenti del Consiglio relativi allo Strumento per le politiche strutturali di preadesione (ISPA) e al Programma speciale di adesione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (SAPARD).
Gli obiettivi furono ridotti a tre:
* Obiettivo 1: promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo;
* Obiettivo 2: favorire la riconversione economica e sociale delle zone con difficoltà strutturali;
* Obiettivo 3: favorire l’adeguamento e l’ammodernamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione.
Nel periodo 2000-06 si intensifica la cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri sulla disciplina e il controllo finanziari. Vengono altresì definite con maggiore chiarezza le competenze delle autorità nazionali di gestione e di pagamento. Il ricorso al meccanismo di disciplina finanziaria e l’applicazione della cosiddetta norma «n + 2» semplificano e snelliscono la gestione dei programmi. L’introduzione di un sistema basato su valutazioni ex ante, intermedie e ex post contribuisce a rafforzare la partecipazione degli Stati membri e delle regioni nella sorveglianza e nel monitoraggio dei programmi.
Nel periodo 2000 - 2006 il bilancio totale dei Fondi strutturali e di coesione è pari a 213 miliardi di euro per l’UE-15 pari a circa un terzo del bilancio dell’UE e allo 0,4% del PIL comunitario.

2007 - 2013

Nel giugno del 2004, la Commissione ha presentato un pacchetto di cinque regolamenti: un testo recante disposizioni generali, tre regolamenti specifici sul FESR, sul FSE e sul Fondo di coesione e un ulteriore regolamento sul «Gruppo europeo di cooperazione territoriale». Il Consiglio e il Parlamento hanno adottato i cinque regolamenti nel luglio 2006, dopo aver raggiunto un accordo in materia di bilancio. Nel dicembre 2006, i regolamenti sono stati completati da un unico testo applicativo che ha sostituito i cinque regolamenti esistenti sulle azioni informative e pubblicitarie, i sistemi di gestione e di controllo, le irregolarità, i correttivi finanziari e le norme di ammissibilità.
Oltre a prevedere la fusione dei precedenti Obiettivi 2 e 3, la riforma del 2006 ha trasformato l’Iniziativa Interreg nell'ambito di un terzo obiettivo, integrando altre iniziative comunitarie nei programmi generali. Gli obiettivi prioritari di tale periodo sono definiti come segue:
* Obiettivo «Convergenza»: volto ad accelerare la convergenza degli Stati membri e delle regioni in ritardo di sviluppo, ossia aventi un prodotto interno lordo (PIL) pro capite inferiore al 75% della media comunitaria;
* Obiettivo «Competitività regionale e occupazione»: questo obiettivo, cui sono ammissibili tutte le rimanenti regioni dell’UE, mira a rafforzare la competitività e le attrattive delle regioni, nonché l’occupazione;
* Obiettivo «Cooperazione territoriale europea»: ispirato all'Iniziativa Interreg, questo obiettivo sostiene la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale nonché la creazione di reti.
Il numero degli strumenti finanziari di coesione viene ridotto da sei a tre: due Fondi strutturali (FESR, FSE) e il Fondo di coesione. Gli aiuti specifici previsti a titolo dei precedenti FEAOG e SFOP sono ora raggruppati nel nuovo Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e nel Fondo europeo per la pesca (FEP).
Bilancio totale dei Fondi strutturali e di coesione: 347 miliardi di euro, pari al 35,7% del bilancio dell’UE e allo 0,38% del PIL comunitario

I Fondi strutturali nel periodo di programmazione 2014 - 2020

Il Regolamento recante disposizioni comuni per i Fondi strutturali e di investimento europei adottato dal Parlamento Europeo e del Consiglio il 17 dicembre 2013 conferma per i fondi strutturali la missione di intervenire, mediante programmi pluriennali, a complemento delle azioni nazionali, regionali e locali, ed individua per il periodo di programmazione 2014 2020 la missione specifica di contribuire a realizzare la strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Vengono infine identificate missioni specifiche di ciascun fondo conformemente ai loro obiettivi basati sul trattato, compresa la coesione economica, sociale e territoriale, tenendo conto dei pertinenti orientamenti integrati Europa 2020 e delle raccomandazioni pertinenti specifiche[18] per ciascun paese.[19]

Europa 2020

I fondi strutturali e di investimento europei nel periodo di programmazione 2014-2020 dovranno in particolare contribuire alla realizzazione della strategia dell'UE Europa 2020, ideata per promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva[20]. L'UE ha definito degli obiettivi, da raggiungere entro il 2020, nelle cinque aree principali indicate di seguito:

  • Occupazione il 75% della popolazione di età compresa tra 20 e 64 anni dovrà avere un'occupazione.
  • Innovazione il 3% del PIL dell'UE dovrà essere investito in Ricerca e sviluppo.
  • Cambiamento climatico: si dovranno raggiungere gli obiettivi "20/20/20" per quanto riguarda il clima e l'energia (riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, o del 30%, se le condizioni lo permettono, rispetto al 1990; 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili; aumento del 20% dell'efficienza energetica).
  • Educazione: la percentuale di cittadini che abbandonano prematuramente gli studi dovrà essere inferiore al 10% e almeno il 40% di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni dovrà aver portato a termine studi di terzo ciclo o equivalenti.
  • Lotta alla povertà e all'emarginazione: riduzione della povertà, con l'obiettivo di far superare ad almeno 20 milioni di persone il rischio di povertà o di esclusione.


La politica di coesione mette a disposizione il quadro generale di investimento e il sistema di assegnazione necessari per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020.

La riforma in 10 punti

Nel contesto del bilancio dell'Unione 2014-2020 la politica di coesione investirà 325 miliardi di euro negli Stati membri e nelle loro regioni e città[21] per realizzare gli obiettivi su scala unionale in tema di crescita e occupazione nonché per affrontare le problematiche legate al cambiamento climatico, alla dipendenza energetica e all'esclusione sociale. Tenendo conto del contributo nazionale degli Stati membri e dell'effetto di leva degli strumenti finanziari. La riforma della politica di coesione massimizzerà l'impatto di questi investimenti adattati ai bisogni individuali delle regioni e città. Gli elementi chiave della riforma sono:

1. Investire in tutte le regioni dell'UE e adattare il livello di sostegno e il contributo nazionale (tasso di cofinanziamento) ai loro livelli di sviluppo: regioni meno sviluppate (PIL < 75% della media UE-27) regioni in transizione (PIL dal 75% al 90% della media UE-27) regioni più sviluppate (PIL > 90% della media UE-27)

2. Indirizzare le risorse sui settori chiave per la crescita: gli investimenti a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) verranno concentrati su 4 priorità chiave: innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese (PMI) ed economia a bassa emissione di carbonio, a seconda della categoria della regione (meno sviluppata: 50%, in transizione: 60% e più sviluppata: 80%). Saranno destinati a questi settori circa 100 miliardi di euro, dei quali almeno 23 miliardi di euro serviranno a sostenere il passaggio a un'economia a bassa emissione di carbonio (efficienza energetica ed energie rinnovabili). In relazione a ciò le risorse del FESR saranno soggette a un'opportuna ripartizione (regioni meno sviluppate: 12%, in transizione: 15% e più sviluppate: 20%).

Circa 66 miliardi di euro saranno consacrati alla priorità Reti transeuropee di trasporto nonché a progetti per l'infrastruttura ambientale chiave per il tramite del Fondo di coesione.

Grazie al Fondo sociale europeo (FSE) la politica di coesione recherà un contributo significativo alle priorità unionali nel campo dell'occupazione, ad esempio mediante azioni di formazione e di apprendimento permanente, di istruzione e di inclusione sociale (almeno il 20% del FSE dovrà essere impiegato per questo obiettivo). Lo stanziamento minimo per il FSE sarà stabilito da ciascuno Stato membro, con un minimo predefinito, per un totale di almeno 70 miliardi di euro. La nuova iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, del valore di almeno 6 miliardi di euro, correlata al FSE, sosterrà l'implementazione della garanzia per i giovani.

3. Stabilire obiettivi chiari, trasparenti e misurabili e parametri di responsabilità e di risultato: i paesi e le regioni dovranno annunciare sin dall'inizio quali obiettivi intendono raggiungere con le risorse disponibili e identificare esattamente in che modo misureranno i progressi compiuti in direzione di tali obiettivi. Ciò consentirà il monitoraggio regolare e la discussione sull'uso delle risorse finanziarie. Ciò significherà che per i programmi che presentano migliori risultati potranno essere resi disponibili finanziamenti addizionali (attraverso la cosiddetta "riserva di efficacia ed efficienza") verso la fine del periodo.

4. Definire le condizioni prima che i finanziamenti vengano convogliati in modo da assicurare investimenti più efficaci: ad esempio, le strategie di "specializzazione intelligente" volte a identificare i punti di forza particolari e le potenzialità, le riforme favorevoli all'imprenditoria, le strategie dei trasporti, le misure per migliorare i sistemi di appalti pubblici, il rispetto delle normative ambientali, le strategie di lotta contro la disoccupazione e contro la dispersione scolastica o quelle a promozione della parità tra i generi e della non-discriminazione sono tutte precondizioni irrinunciabili.

5. Definire una strategia comune per assicurare un migliore coordinamento ed evitare le sovrapposizioni: un quadro strategico comune costituirà la base per un migliore coordinamento tra i Fondi strutturali e di investimento europei (FESR, Fondo di coesione e FSE nella loro qualità dei tre fondi che partecipano alla politica di coesione nonché il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo per la pesca). Tale quadro consentirà inoltre di assicurare un migliore collegamento con altri strumenti unionali come Orizzonte 2020, il meccanismo per collegare l'Europa e il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale.

6. Ridurre la burocrazia e semplificare l'uso degli investimenti unionali attraverso un insieme comune di regole per tutti i Fondi strutturali e di investimento europei nonché regole di contabilità più semplici, oneri di rendicontazione più mirati e un maggior uso delle tecnologie digitali ("e-cohesion").

7. Accrescere la dimensione urbana della politica stanziando un importo minimo delle risorse a valere sul FESR per progetti integrati nelle città, al di là degli altri tipi di spesa consacrata alle zone urbane.

8. Rafforzare la cooperazione transfrontaliera e agevolare la costituzione di un maggior numero di progetti transfrontalieri. Assicurare inoltre che strategie macroregionali come quella danubiana e del Baltico siano sostenute dai programmi nazionali e regionali.

9. Assicurare che la politica di coesione sia meglio correlata alla più ampia governance economica dell'UE: i programmi dovranno essere coerenti con i programmi di riforma nazionali e dovrebbero affrontare le riforme pertinenti identificate nelle raccomandazioni per paese nel contesto del semestre europeo. Se del caso la Commissione può chiedere agli Stati membri, facendo leva sulla cosiddetta clausola di "condizionalità macroeconomica", di modificare i programmi per sostenere le principali riforme strutturali. In ultima istanza la Commissione può sospendere l'erogazione dei finanziamenti se le raccomandazioni economiche venissero violate ripetutamente e gravemente.

10. Incoraggiare l'uso degli strumenti finanziari per dare alle PMI maggiore sostegno e accesso al credito: i prestiti, le garanzie e il capitale netto/di ventura riceveranno un sostegno dai fondi dell'UE sulla base di regole comuni, allargando le possibilità del loro uso e erogando incentivi (ad esempio, tassi di cofinanziamento più elevati). L'accento posto sui prestiti piuttosto che sulle sovvenzioni dovrebbe migliorare la qualità dei progetti e scoraggiare la dipendenza dalle sovvenzioni.

FESR

I compiti del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), l'ambito di applicazione del suo sostegno per quanto riguarda gli obiettivi "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e l'obiettivo della Cooperazione territoriale europea e disposizioni specifiche concernenti il sostegno del FESR all'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" sono stabiliti dal Regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013[22]. Il FESR mira a consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione europea correggendo gli squilibri fra le regioni, concentrando gli investimenti su diverse aree prioritarie chiave. Tale approccio assume il nome di concentrazione tematica:

  • innovazione e ricerca;
  • agenda digitale;
  • sostegno alle piccole e medie imprese (PMI);
  • economia a basse emissioni di carbonio.

Le risorse FESR stanziate a favore di tali priorità dipendono dalla categoria di regione:

  • nelle regioni più sviluppate almeno l’80 % dei fondi deve concentrarsi su almeno due priorità;
  • nelle regioni in transizione la concentrazione concerne il 60 % dei fondi;
  • nelle regioni in ritardo di sviluppo la concentrazione concerne il 50 % dei fondi.


Alcune risorse FESR, inoltre, devono essere specificamente destinate a progetti attinenti all'economia a basse emissioni di carbonio:

  • regioni più sviluppate: 20 %;
  • regioni in transizione: 15 %;
  • regioni in ritardo di sviluppo: 12 %.

Cooperazione territoriale europea

I Programmi di cooperazione territoriale europea prevedono la concentrazione di almeno l’80 % dei fondi sulle quattro aree prioritarie menzionate in precedenza.
Specificità territoriali
Il FESR riserva particolare attenzione alle specificità territoriali. La sua azione mira a ridurre i problemi economici, ambientali e sociali che affliggono le aree urbane, investendo principalmente nello sviluppo urbano sostenibile. Almeno il 5 % delle risorse FESR è destinato alle specificità territoriali mediante le «azioni integrate» gestite dalle città. Le aree svantaggiate dal punto di vista geografico (in quanto isolate, montagnose o a scarsa densità demografica) ricevono un trattamento particolare. Le aree più periferiche, infine, godono di specifici aiuti economici da parte del FESR per far fronte agli eventuali svantaggi derivanti dalle condizioni di lontananza.

FSE

Il Fondo sociale Europeo (FSE) investe sulle persone, riservando speciale attenzione al miglioramento delle opportunità di formazione e occupazione in tutta l’Unione europea. Suo ulteriore obiettivo è avvantaggiare le persone in condizioni di maggiore vulnerabilità e a rischio di povertà. Gli investimenti del FSE interessano tutte le regioni dell’Unione europea. Fra il 2014 e il 2020 sono previsti investimenti in capitale umano negli Stati membri per oltre 80 miliardi di euro, con almeno 3,2 miliardi di euro in più per l’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. Nello stesso periodo il FSE si concentrerà su quattro obiettivi tematici della politica di coesione:

  • la promozione dell’occupazione e il sostegno alla mobilità dei lavoratori;
  • la promozione dell’inclusione sociale e la lotta contro la povertà;
  • l’investimento in istruzione, competenze e apprendimento permanente;
  • il miglioramento della capacità istituzionale e l’efficienza dell’amministrazione pubblica.

Il 20 % degli investimenti del FSE, inoltre, sarà destinato ad attività dirette a migliorare l’inclusione sociale e a contrastare la povertà, secondo l'approccio della concentrazione tematica.

Fondo di coesione

Per l'attuazione della politica di coesione, accanto ai due fondi strutturali opera il Fondo di Coesione. Tale Fondo assiste gli Stati membri con un reddito nazionale lordo (RNL) pro capite inferiore al 90% della media dell’Unione europea. I suoi obiettivi sono la riduzione delle disparità economiche e sociali e la promozione dello sviluppo sostenibile. In virtù del Regolamento sulle disposizioni comuni, attualmente il Fondo di coesione è soggetto alle medesime norme di programmazione, gestione e controllo che disciplinano FESR e FSE. Gli Stati membri ammissibili al Fondo di coesione nel periodo 2014-2020 sono: Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Il Fondo di coesione prevede lo stanziamento di complessivi 63.4 miliardi di EUR da destinarsi ad attività comprese nelle seguenti categorie: reti transeuropee di trasporto, in particolare i progetti prioritari di interesse europeo così come definiti dall'UE. Il Fondo di coesione sosterrà i progetti infrastrutturali rientranti nell'iniziativa Meccanismo per collegare l’Europa[23]. Il Fondo di coesione può anche intervenire nel quadro di progetti correlati al settore dell’energia o dei trasporti, a condizione che questi offrano chiari vantaggi sotto il profilo ambientale in termini di efficienza energetica, utilizzo delle energie rinnovabili, sviluppo del trasporto ferroviario, sostegno all'intermodalità, potenziamento dei trasporti pubblici e così via. Il sostegno finanziario del Fondo di coesione può essere interrotto per decisione (adottata a maggioranza qualificata) del Consiglio qualora uno Stato Membro evidenzi un deficit pubblico eccessivo e né abbia risolto né si sia attivato per risolvere la situazione deficitaria.

Note

  1. In senso stretto i Fondi strutturali sono il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) ed il Fondo Sociale Europeo (FSE). Assieme al Fondo di Coesione costituiscono i Fondi di sostegno alla politica di coesione. La legislazione europea fa riferimento ai Fondi strutturali e di investimento europei includendo, oltre ai tre Fondi di sostegno alla politica di coesione, i Fondi per lo sviluppo rurale, cioè il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), e per il settore marittimo e della pesca, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Vedi le premesse al Regolamento recante disposizioni comuni.
  2. La "Coesione" è il mezzo attraverso il quale il Trattato impegna l’Unione a perseguire uno sviluppo equilibrato e la riduzione delle disparità. L’Unione deve rispettare questo impegno, come complemento rispetto alla "conduzione" e al "coordinamento" da parte degli Stati membri delle rispettive politiche economiche, sia tenendo conto di tali compiti in sede di formulazione e di attuazione di altre politiche e del mercato interno, sia, in modo diretto, attraverso l’utilizzo dei Fondi dedicati. Rapporto Barca, 2009.
  3. Versione consolidata del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea.
  4. Questa definizione è stata mutuata dall'art. 89 "missioni e obiettivi" del REGOLAMENTO (UE) N. 1303/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio.
  5. Una politica di solidarietà, veicolo attraverso il quale vengono erogati gli aiuti a finalità regionale. Mediante questa politica, l’UE mira a garantire:
    • la massima diffusione dei benefici del processo di integrazione;
    • uno sviluppo quanto più armonioso possibile in termini geografici. Storia ed evoluzione della politica regionale e di coesione dell'UE.
  6. Rapporto Barca.
  7. I leader europei istituirono un gruppo di alto livello, presieduto dall'allora primo ministro lussemburghese Pierre Werner, con l’incarico di redigere una relazione sui mezzi da attivare per realizzare l’Unione Economica e Monetaria entro il 1980. Nell'ottobre del 1970, il gruppo Werner presentò la sua relazione definitiva, che prevedeva l’attuazione di un processo a tre fasi per la realizzazione dell'UEM entro dieci anni. L’obiettivo finale era giungere a valute irrevocabilmente convertibili, alla libera circolazione di capitali e alla fissazione permanente dei rapporti di parità o, se possibile, addirittura a una valuta unica. A questo scopo, il rapporto invitava a un maggior coordinamento delle politiche economiche accompagnato da una definizione dei tassi di interesse, dalla gestione delle riserve a livello comunitario e dalla creazione di cornici comuni per le politiche nazionali di bilancio. Copia del rapporto disponibile online.
  8. "la realizzazione di un equilibrio economico globale può essere fortemente minacciata dalle disparità strutturali. La Cooperazione tra i partner della Comunità in materia di politiche strutturali e regionali contribuirà al superamento di queste difficoltà e renderà anche possibile eliminare le distorsioni della concorrenza. La soluzione ai principali problemi in questo campo verrà facilitata da misure finanziarie di compensazione. In un’unione economica e monetaria, le politiche strutturali e regionali non saranno esclusivamente di competenza dei bilanci nazionali".
  9. Il testo del Rapporto Thomson.
  10. Il Rapporto Thomson (...) indicò due punti chiave validi nel lungo termine:
    • "nessuna Comunità potrebbe resistere a lungo, né avere un significato per gli individui che ne fanno parte, fintantoché alcuni abbiano un tenore di vita assai diverso e finché avranno motivo di dubitare della volontà comune di tutti di aiutare ciascuno Stato membro a migliorare la condizione del suo popolo [...] La lunga storia e le diversità del popolo europeo, nonché i valori storici e culturali che costituiscono il patrimonio morale di ciascuna regione, rendono il mantenimento delle basi di un’economia moderna in ciascuna regione un aspetto di fondamentale importanza".
    • "Lo scopo di una politica regionale della Comunità è di dare alle aree che soffrono di squilibri regionali i mezzi per correggerli e per mettersi in condizioni di pari competitività.
    L’obiettivo sarà di utilizzare più pienamente i vari fattori di produzione della comunità: le risorse umane, il capitale sociale, le infrastrutture”.
  11. Il FSE venne istituito nel 1957 con il Trattato di Roma, istitutivo della Comunità Economica Europea. Nelle sue prime fasi il FSE è uno strumento di compensazione della perdita del posto di lavoro. Storia del FSE in occasione del 50 anniversario d'istituzione.
  12. Rapporto Barca, pag. 15.
  13. vedi Gianfranco Viesti, Francesco Prota, Le nuove politiche regionali dell'Unione europea, Il Mulino, 2008.
  14. Prima dell’adesione, un Europeo su otto aveva un reddito annuo inferiore del 30% rispetto alla media comunitaria, un rapporto che passa ad uno su cinque all'indomani dell’allargamento del 1986.
  15. Questa sezione fa riferimento a Inforegio Panorama, n. 26 - giugno 2008: La politica di coesione dell'UE 1998-2008: investire nel futuro.
  16. Per approfondimenti su ulteriori aspetti del pacchetto Delors e per una ricostruzione del contesto storico, vedi La réforme du budget communautaire: les paquets Delors. Centre Virtuel de la Connaissance sur l’Europe (CVCE), Grand-Duché de Luxembourg.
  17. Gli obiettivi per il periodo di programmazione 1994-1999:
    * Obiettivo 1: promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni il cui sviluppo è in ritardo;
    * Obiettivo 2: riconvertire le regioni o parte di regioni gravemente colpite da declino industriale;
    * Obiettivo 3: lottare contro la disoccupazione di lunga durata e facilitare l’inserimento professionale dei giovani e delle persone minacciate di esclusione dal mercato del lavoro, nonché promuovere le pari opportunità sul mercato del lavoro tra uomini e donne;
    * Obiettivo 4: agevolare l’adattamento dei lavoratori e delle lavoratrici ai mutamenti industriali e all'evoluzione dei sistemi di produzione;
    * Obiettivo 5: promuovere lo sviluppo rurale a) accelerando l’adeguamento delle strutture agrarie nell'ambito della riforma della politica agricola comune e promuovendo la modernizzazione e l’adeguamento strutturale del settore della pesca, b) agevolando lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle zone rurali;
    * Obiettivo 6: sviluppo e adeguamento strutturale delle regioni a bassissima densità di popolazione (a partire dal 1° gennaio 1995).
  18. Le raccomandazioni specifiche per l'Italia e lo stato di avanzamento della strategia Europa 2020.
  19. art.4 Regolamento disposizioni comuni.
  20. La strategia Europa 2020 mira a una crescita che sia: intelligente, grazie a investimenti più efficaci nell'istruzione, la ricerca e l'innovazione; sostenibile, grazie alla decisa scelta a favore di un'economia a basse emissioni di CO2; e solidale, ossia focalizzata sulla creazione di posti di lavoro e la riduzione della povertà.Pagine dedicate dalla Commissione alla Strategia Europa 2020.
  21. Questa sezione riprende la sintesi della riforma della politica di coesione per il periodo di programmazione 2014 2020 "La riforma in 10 punti", Inforegio.
  22. Regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013.
  23. Comunicato stampa della Commissione sull'iniziativa.


Normativa

Fonti

Collegamenti esterni