Innovazione sociale

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Come ampiamente attestato in letteratura, il termine "Innovazione sociale" è utilizzato con una pluralità di significati. Ai nostri fini, si assume a riferimento la definizione formale reperibile nel Regolamento (UE) n. 1296/2013 dell’11 dicembre 2013 [1], che raggruppa sotto tale termine "le innovazioni che hanno sia finalità sia mezzi sociali, e in particolare quelle che fanno riferimento allo sviluppo e all'attuazione di nuove idee (riguardanti prodotti, servizi e modelli) che rispondono a esigenze sociali e, contemporaneamente, creano nuovi rapporti o collaborazioni sociali, fornendo un beneficio alla società e promuovendo la capacità di agire della stessa".


IL CONCETTO DI INNOVAZIONE SOCIALE

In generale

In letteratura non esiste una definizione univoca di innovazione sociale. Questa relativa ambiguità esprime, nella situazione attuale, la caratteristica di fenomeno emergente della social innovation: un insieme di tentativi di ridefinire dal basso, attraverso pratiche creative, sperimentali e condivise, modalità differenti di dare risposta a bisogni sociali.

La più compatta definizione di natura politica giunge nel 2013 dalla Commissione Europea, al termine di un percorso di studio ed elaborazione strutturatosi a partire dal 2011. Come scrivono gli ex Commissari Johannes Hahn (politiche regionali) e Laszlo Andor (politiche del lavoro, degli affari sociali e dell'inclusione), “per il nostro contesto, definiamo innovazioni sociali quelle innovazioni che sono sociali al contempo nei loro fini e nei loro mezzi, restando aperte alle possibili declinazioni territoriali, culturali, etc. In tal senso, il “sociale” è tale sia nel “come” (il processo), sia nel “perché” (gli obiettivi sociali e societali che si intendono raggiungere) [2]

Il fine della social innovation non è la semplice evoluzione del contenuto di una policy o di un intervento rivolto ad una determinata categoria di portatori di bisogni, quanto del processo attraverso cui le politiche e le azioni sono concepite, realizzate, valutate e governate. Il risultato atteso da una innovazione sociale è dunque la modificazione stabile dei comportamenti e delle relazioni di un insieme ampio di attori – istituzionali e non – finalizzata a rispondere ad un bisogno in modo migliore e più sostenibile. Una chiara indicazione è in questo senso data dalla seguente definizione: “Nuove soluzioni (prodotti, servizi, modelli, mercati, processi, etc.) che simultaneamente rispondono ad un bisogno sociale (più efficacemente di una soluzione già esistente) e portano a nuove o rafforzate capacità, relazioni e ad un miglior uso delle risorse. In altre parole, l'innovazione sociale risponde alla società ed al contempo ne rafforza la capacità di azione[3]

Al centro della social innovation vi è dunque l'evoluzione del processo con cui si affronta un bisogno, come condizione per giungere ad un "prodotto" (una risposta) realmente diversa e maggiormente coerente. Questo approccio può essere visto a diversi livelli di profondità, dalla più immediata risposta ad una precisa domanda sociale, non risolta né dal mercato, né dalle istituzioni, alla più ampia azione "societale" [4], rivolta ad affrontare problemi più generali legati all'uso delle risorse, quali la sostenibilità, la giustizia intergenerazionale, il significato di crescita e benessere.

Alcuni principi comuni

L'esame della letteratura, soprattutto con riferimento alla manualistica pratica ed alla presentazione di casi, mette in evidenza alcune caratteristiche tipiche della social innovation.

1. L'innovazione sociale è molto più ampia delle politiche sociali, interessando anche le politiche economiche. L'innovazione tecnologica, organizzativa e delle forme di impresa possono essere potenti strumenti per ridefinire le modalità di azione rispetto ai bisogni sociali. Ciò può avvenire solo se si attiva una partecipazione convergente ed integrata di una pluralità di attori: dall'impresa che si pone in una logica di ricerca sociale verso il bisogno, agli operatori professionali, dal volontariato, ai portatori dei bisogni, in un progetto che abbia chiari e misurabili obiettivi comuni e porti a condividere problemi, rischi, opportunità e risposte. Ogni attore deve essere portatore di capacità e di una posizione rilevante nella ricerca di una soluzione innovativa.

2. L'innovazione sociale è rivolta a produrre valore sociale, non valore di mercato. Essa è “ispirata dal desiderio di rispondere ai bisogni sociali che possono essere tralasciati dalle forme tradizionali di mercato privato e che spesso sono poco serviti o non risolti dai servizi pubblici”[5] .Progetti innovativi possono utilmente coinvolgere imprese for profit, a condizione che esse agiscano in una prospettiva indirizzata a rispondere a bisogni collettivi invece che all'usuale riferimento delle preferenze di consumatori. Se non tutte le imprese sono affidabili attori di un processo di social innovation, molte possono diventarlo in presenza di opportune condizioni politiche, culturali e di contesto. Si pensi in questo senso ai riferimenti della responsabilità sociale e, più ampiamente, dell'economia sociale.

3. Per rispondere ai problemi l'innovazione sociale parte dai bisogni. Avere un problema ed avere un bisogno non sono sinonimi, soprattutto nei funzionamenti sociali. Chi “ha un problema” ha un rapporto con la società più debole di chi condivide con gli altri un bisogno, per quanto da una situazione di minor dotazione di risorse. Partire dai bisogni consente di coinvolgere in modo attivo una pluralità di attori, con e senza problemi, attivando un processo che porti a ridefinire una complessiva modalità di risposta, in grado di produrre valore per tutte le parti in gioco. La finalità della social innovation è migliorare la capacità strutturale di soddisfare i bisogni (in modo da garantire l'effettività dei diritti) attraverso un diverso modo di rispondere ai problemi in essere; non esiste innovazione sociale senza soggettività sociale. L'innovazione sociale è prodotta da attori sociali (inclusi i soggetti economici, quando agiscono in una logica sociale) e produce società, nel senso di rafforzare o ridefinire i funzionamenti organizzati collettivi. La finalità dell'approccio è il rafforzamento della capacità complessiva di azione di una porzione di società. La social innovation richiede una “alleanza fra top e bottom, o fra ciò che chiamiamo le 'api' (gli individui creativi dotati di idee ed energia) e gli 'alberi' (le grandi istituzioni con il potere ed il denaro necessari per sostenere le cose alla scala reale)” [6]

4. L'innovazione sociale è un processo a spirale. Occorre i) partire da un corretto e condiviso riconoscimento del bisogno o dalla “scoperta” di possibilità di avviare dinamiche di miglioramento del proprio ambiente; ii) sviluppare le idee attraverso lo sviluppo di un progetto; iii) testarne in vivo la fattibilità e gli esiti, agendo alla piccola scala; iv) in caso di successo, implementare la pratica, in modo da fare dell'innovazione una pratica ordinaria; v) estendere l'approccio ad altri contesti coerenti per caratteristiche di bisogno e condizioni (scaling-up); vi) attivare un ancor più ampio cambiamento sistemico, modificando le logiche di programmazione ed attuazione delle policies.

L'INNOVAZIONE SOCIALE NEGLI STRUMENTI DI INTERVENTO EUROPEI

Se, da un lato, la programmazione 2014-2020 è posta fortemente sotto al segno dell’integrazione fra fondi e risorse, dall’altro l’innovazione sociale si presenta di per sé trasversale a numerosi ambiti di policy, dall’inclusione sociale al lavoro, passando per l’evoluzione dei prodotti, dei processi e dei modelli organizzativi delle imprese. Attorno al riferimento della social innovation si struttura dunque un insieme di relazioni fra strumenti, rivolto a generare esternalità positive ed a sostenere lo scaling-up delle pratiche sperimentali di successo.

Nei fondi SIE

Il tema dell’innovazione sociale è esplicitamente trattato in due testi: in termini generali nel Regolamento (UE) 1303/2013 “disposizioni comuni” ed in modo specifico nel Regolamento (UE) 1304/2013 sul Fondo Sociale Europeo. Nel primo l’innovazione è trattata con una finalità di indirizzo ed integrazione della programmazione. All’art. 96 è prevista la possibilità di definire in sede di Programmi Operativi uno specifico asse dedicato all’innovazione sociale, “combina[ndo] le priorità di investimento [degli] obiettivi tematici [...] 8, 9, 10 e 11”. Analoga previsione è fatta per l‘eventuale asse dedicato alla cooperazione transnazionale, anch’esso visto come trasversale.

Tale principio è ripreso con maggior forza all’art. 11 del Regolamento FSE, accompagnato da una norma di incentivazione che prevede l’aumento di 10 punti percentuali del tasso massimo di cofinanziamento, “nei casi in cui un asse prioritario è interamente dedicato all'innovazione sociale, alla cooperazione transnazionale o a una combinazione di entrambi”. Del resto, il FSE è individuato all’art. 9 come il fondo di riferimento per “promuove [re] l'innovazione sociale in tutti i settori che rientrano nel suo ambito d'applicazione [...] in particolare al fine di sperimentare, valutare e sviluppare soluzioni innovative, anche a livello locale o regionale, al fine di affrontare i bisogni di carattere sociale, con la partecipazione di tutti gli attori interessati e, in particolare, delle parti sociali”. In ragione delle caratteristiche “fluide” proprie dell’innovazione attesa, è disposto che gli Stati membri possano identificare gli ambiti di intervento anche “in una fase successiva” alla definizione dei programmi operativi, durante la loro attuazione. E’ infine previsto un impegno da parte della Commissione rivolto a “facilita[re] lo sviluppo delle capacità in materia di innovazione sociale, in particolare sostenendo l'apprendimento reciproco, la creazione di reti e la diffusione e la promozione di buone prassi e metodologie”.


Nei programmi diretti

L’importanza attribuita all’innovazione sociale nelle politiche europee non oggetto dei fondi SIE è resa evidente dai rapporti che essa intrattiene con una pluralità di strumenti diretti.

EaSI - Programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale

Finalità del programma è “sostenere le azioni dirette ad accelerare l'innovazione sociale per rispondere alle esigenze sociali non soddisfatte o insufficientemente soddisfatte, relativamente alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, alla promozione di un alto livello di occupazione sostenibile e di qualità, alla garanzia di adeguata protezione sociale a prevenzione della povertà e al miglioramento delle condizioni di lavoro e dell'accesso alla formazione per le persone vulnerabili, tenendo nel dovuto conto il ruolo degli enti regionali e locali. Il programma dovrebbe inoltre fungere da catalizzatore di partenariati e reti transnazionali tra operatori pubblici, privati e del terzo settore nonché favorire il loro coinvolgimento nella definizione e nell'attuazione di nuovi modi per affrontare le esigenze e le sfide sociali pressanti”.[7] Si tratta di uno strumento rivolto essenzialmente alla definizione e sperimentazione di modelli ed approcci innovativi, a fini di successiva valutazione dei loro esiti ed implementazione a scala ampia, attraverso il FSE, come la non elevata dotazione complessiva (919.469.000 EUR per il periodo dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2020) conferma.

EaSI si articola in tre assi, fra loro complementari, denominati Progress, EURES e Microfinanza e imprenditoria sociale.

Progress (61% delle risorse) sostiene “lo sviluppo, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione degli strumenti e delle politiche dell'Unione [...] che promuove l'elaborazione politica, l'innovazione sociale e il progresso sociale basati su dati di fatto, in collaborazione con le parti sociali, le organizzazioni della società civile e gli organismi pubblici e privati”. Sono eligibili a finanziamento attività di ricerca e sviluppo a carattere statistico, modellistico e valutativo; preparazione e attuazione della sperimentazione di politiche sociali; scambi e diffusione di buone prassi, formazione di operatori, produzione di materiali e comunicazione. L'asse "Progress" è aperto a tutti gli organismi, gli operatori e le istituzioni del settore pubblico e di quello privato.

EURES (18% delle risorse) sostiene “i servizi specializzati designati dagli Stati del SEE e dalla Confederazione svizzera, insieme alle parti sociali, agli altri prestatori di servizi per l'impiego e ad altre parti interessate, per sviluppare gli scambi e la diffusione di informazioni e altre forme di cooperazione, quali i partenariati transfrontalieri, per promuovere la mobilità geografica volontaria dei lavoratori su base equa e per contribuire a un elevato livello di occupazione sostenibile e di qualità”. Sono finanziabili azioni rivolte a rendere trasparenti per chi cerca e per chi offre lavoro le offerte e le richieste di lavoro e a sostenere la prestazione di servizi per l'assunzione e il collocamento dei lavoratori in mobilità geografica. Partecipano all’asse EURES le autorità nazionali, regionali e locali, i servizi per l'impiego e le organizzazioni delle parti sociali e di altre parti interessate, in modo conforme alla decisione di esecuzione 2012/733/UE della Commissione.

Microfinanza e imprenditoria sociale (21% delle risorse) incrementa l'accesso ai finanziamenti e la disponibilità per le microimprese (soggetto giuridico, compreso un lavoratore indipendente, che occupa meno di 10 persone e il cui fatturato annuo o bilancio annuo totale non è superiore ai 2 milioni di EUR) che hanno difficoltà di accesso al credito. E’ prioritariamente rivolto alle persone con difficoltà di accesso e permanenza sul mercato del lavoro o a rischio di esclusione sociale che desiderano avviare o sviluppare una microimpresa in proprio, allo sviluppo della capacità istituzionale degli operatori del microcredito; allo sviluppo del mercato dell'investimento sociale, anche agevolando l'accesso al credito per le imprese sociali. Queste ultime sono intese come i soggetti, che al di là della loro forma giuridica [8]: "hanno come obiettivo primario la realizzazione di un impatto sociale positivo e misurabile e non finalità lucrative per i proprietari, soci e azionisti, forniscono beni o servizi che producono un elevato rendimento sociale, e/o impiegano metodi di produzione che incorporano il proprio obiettivo sociale; utilizzano i profitti in primo luogo per raggiungere il proprio obiettivo primario; sono gestite in modo imprenditoriale, responsabile e trasparente, in particolare coinvolgendo i lavoratori, i clienti e gli attori interessati." La partecipazione all'asse "Microfinanza e imprenditoria sociale" è aperta agli organismi pubblici e privati che erogano microfinanziamenti e/o finanziamenti alle imprese sociali.

Il rapporto di integrazione fra il programma EaSI ed i fondi SIE è esplicitamente sottolineato nel Quadro Strategico Comune [9], con riferimento ai rapporti fra l’asse EURES e le azioni a favore della mobilità transnazionale dei lavoratori sostenute dal FSE, ed al coordinamento tra il sostegno dei fondi SIE per il lavoro autonomo, l'imprenditorialità, la creazione di imprese e le imprese sociali e il sostegno dell'asse Microfinanza e imprenditorialità sociale. E’ inoltre ripreso il concetto di sostegno da parte del FSE delle misure di successo in materia di innovazione sociale e sperimentazione di politiche sociali sviluppare nell’asse Progress.

Orizzonte 2020 - Programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020)

Il tema dell’innovazione sociale è significativamente presente lungo tutta l’articolazione del Programma Quadro europeo di ricerca ed innovazione [10], attraversando svariate tematiche, in coerenza con la definizione (“le innovazioni che hanno sia finalità sia mezzi sociali ...”), già introdotta ad inizio di voce. In senso generale, si riconosce la necessità di concepire l’innovazione scientifica e tecnologica in una prospettiva sociale, attraverso “una nuova comprensione [dei suoi] elementi determinanti. È necessario inoltre comprendere le tendenze e gli impatti soggiacenti all'interno di tali sfide e riscoprire o reinventare forme riuscite di solidarietà, comportamento, coordinamento e creatività suscettibili di distinguere l'Europa in termini di società inclusive, innovative e riflessive rispetto ad altre regioni del mondo”. Alla base di questo approccio vi è il riconoscimento che “le conoscenze sociali e culturali sono un'importante fonte di creatività e innovazione, anche nel settore sociale, pubblico e delle imprese. In molti casi, inoltre, le innovazioni sociali e basate sulle esigenze degli utenti precedono lo sviluppo di tecnologie, servizi e processi economici innovativi. [...] Poiché le interrelazioni tra innovazione sociale e tecnologica sono complesse e raramente lineari, occorrono ulteriori ricerche, anche intersettoriali e multidisciplinari, nello sviluppo di tutti i tipi di innovazione e attività finanziate, al fine di incoraggiarne uno sviluppo efficace nel futuro”. Coerentemente il nuovo strumento di supporto all’innovazione “è messo a disposizione per tutti i tipi d'innovazione, compresa l'innovazione sociale, di servizio e non tecnologica, posto che ciascuna attività abbia un chiaro valore aggiunto europeo. Lo scopo è sviluppare e sfruttare il potenziale innovativo delle PMI colmando le lacune nel finanziamento della fase iniziale ad alto rischio della ricerca e dell'innovazione, stimolando le innovazioni e incrementando la commercializzazione dei risultati della ricerca da parte del settore privato”. Non mancano infine collegamenti con tematiche tecnologiche specifiche, ad esempio in materia di materiali avanzati nell’ambito della strategia rivolta alla leadership industriale, dove si pone attenzione “alla pertinente innovazione sociale, quali i cambiamenti nel comportamento dei consumatori e i nuovi modelli commerciali”.

Erasmus+ - Programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport

Il Regolamento istitutivo del programma Erasmus+ esplicita, nell’ambito della cooperazione per l'innovazione e lo scambio di buone prassi, il sostegno a “forme di partenariato strategico tese a sviluppare e realizzare iniziative congiunte, comprese iniziative per la gioventù e progetti di cittadinanza che promuovono la cittadinanza attiva, l'innovazione sociale, la partecipazione alla vita democratica e l'imprenditorialità attraverso l'apprendimento tra pari e gli scambi di esperienze” [11]. L’indicazione assume maggior forza se si considerano le relazioni di integrazione che Erasmus+ presenta verso i fondi SIE (in particolare il FSE) e gli altri programmi diretti.

INNOVAZIONE SOCIALE E CAPACITA' ISTITUZIONALE

Innovazione sociale e capacità istituzionale hanno fra loro un rapporto biunivoco: per innovare occorre capacità; l'innovazione produce risorse per affrontare in modo migliore la realtà. A seconda della prospettiva, questo doppio legame può assumere caratteristiche positive o negative, presentandosi come circolo virtuoso (la capacità produce innovazione, che a sua volta rafforza la capacità) o vizioso (la mancanza di capacità blocca il cambiamento; la stasi impedisce lo sviluppo della capacità). Il punto chiave è spezzare il circuito negativo, per istituire positive dinamiche auto-evolutive. A tal fine occorre costruire capacità di innovazione, agendo in modo integrato su entrambe le leve.

Un primo insieme di aspetti interessa la capacità istituzionale, relativa alla concezione ed allo sviluppo delle policies. Si tratta di agire, al contempo, sulla pubblica amministrazione e sul partenariato, per rafforzare il policy ed il decision making partecipato, rispetto a: a)l'analisi dei bisogni, la definizione delle priorità, lo sviluppo e la valutazione di sostenibilità delle ipotesi di intervento sperimentale; il governo in process dell'attuazione, sulla base delle condizioni e dei progressivi esiti reali; b) l'identificazione delle risorse, con particolare attenzione a creare sinergie fra fondi strutturali, specifici programmi comunitari, contribuzione – non solo finanziaria – da parte di soggetti privati; c) le modalità di gestione preventiva dei possibili conflitti di interesse, nel rispetto dell'interesse sociale; d) la definizione delle regole di valutazione della pratica innovativa; e) la definizione delle caratteristiche dell'eventuale scaling-up, con particolare attenzione alla capitalizzazione di sistema degli apprendimenti maturati, ad esempio attraverso l'evoluzione delle norme e dei funzionamenti istituzionali.

Al contempo, occorre sviluppare una specifica capacità amministrativa, in modo da sostenere in ogni sua fase l'attuazione del progetto sperimentale, riducendo il più possibile le incoerenze fra vincoli ed innovazione e rafforzando l'apprendimento delle nuove modalità di azione. Alcuni aspetti importanti sono: a)) lo sviluppo di quadri giuridici e normativi coerenti con il rispetto dei principi di evidenza pubblica e, al contempo, le caratteristiche situate e partecipate dei progetti di social innovation; b) la semplificazione mirata alla attuazione fluida e, a volte, “discontinua” degli schemi di azione, garantendo l'applicabilità delle piste di controllo; c) la trasparenza della comunicazione in ogni fase del progetto, anche attraverso il significativo ricorso a media digitali e di comunità.

FONTI

Oltre ai testi richiamati in Nota, è utili far riferimento anche alle seguenti fonti:

Andrew C., Klein J-L. (2010), “Social Innovation: What is it and why is it important to understand it better”, Les Cahiers du CRISES. Collection Études théoriques.

Borzaga C., Bodini R. (2012), “What to Make of Social Innovation? Towards a Framework for Policy Development”, Euricse Working Paper n. 36.

Busacca M. (2013), “Oltre la retorica della Social Innovation”, Impresa sociale, n. 2, pp 39-54.

Emilson A., Seravalli A., Per-Anders Hillgren P-A. (2011), “Participatory approaches in design for social innovation”, Swedish Design Research Journal, n. 1/11, pp. 23-29.

Gerometta J., Haussermann H. e Longo G. (2005), “Social Innovation and Civil Society in Urban Governance: Strategies for an Inclusive City”, Urban Studies, vol. 42:11, pp. 2007-2021.

Moulaert F., Mac Callum D., Mehmood A., Hamdouch A. (2013), The International Handbook on Social Innovation: Collective Action, Social Learning and Transdisciplinary Research, Cheltenham, Edward Elgar Publishing.

Mulgan G. (2007), Social Innovation: What It Is, Why It Matters, and How it Can Be Accelerated, Oxford, Said Business School.

Mulgan G. (2006), “The Process of Social Innovation”, Innovations, Spring 2006, pp. 145-162.

Murray R., Caulier-Grice J., Mulgan G. (2009), Social Venturing, London, NESTA.

Nicholls A., Murdock A. (2012), Social Innovation: Blurring Boundaries to Reconfigure Markets, London, Palgrave Macmillan. OECD (2010), “Social Entrepreneurship and Social Innovation”, in SMEs, Entrepreneurship and Innovation, OECD Publishing.

Phills Jr. J.A., Deiglmeier K., Miller D.T. (2008), "Rediscovering Social Innovation", Stanford Social Innovation Review, Fall 2008.

NOTE

  1. fonte Regolamento (UE) n. 1296/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, relativo a un programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale ("EaSI") e recante modifica della decisione n. 283/2010/UE che istituisce uno strumento europeo Progress di microfinanza per l'occupazione e l'inclusione sociale
  2. fonte: European Commission (2013), Guide to Social Innovation, Bruxelles http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/presenta/social_innovation/social_innovation_2013.pdf (nostra traduzione).
  3. fonte: Caulier-Grice, J. Davies, A. Patrick, R. Norman, W. (2012) “Defining Social Innovation”. A deliverable of the project: The theoretical, empirical and policy foundations for building social innovation in Europe (TEPSIE), European Commission – 7th Framework Programme, Brussels, European Commission, DG Research. (nostra traduzione).
  4. Nella letteratura anglosassone e francese è frequente trovare l'aggettivo “societale” che, rispetto all'usuale aggettivo “sociale”, ha il significato più ristretto di “relativo alla società, vista nei rapporti fra forze strutturali, senza riferirsi dunque alle dinamiche interpersonali”. Per semplificare, mentre si dice “Piero (uno specifico individuo) ha abilità sociali, è una persona sociale, etc.” non si direbbe mai “Piero ha caratteristiche societali”.
  5. BEPA (2011), Empowering people, driving change: Social innovation in the European Union, Bruxelles. http://ec.europa.eu/bepa/pdf/publications_pdf/social_innovation.pdf
  6. Murray R., Caulier-Grice J., Mulgan G. (2010), The open book of social innovation, London, The Young Foundation.
  7. Regolamento (UE) n. 1296/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, relativo a un programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale ("EaSI") e recante modifica della decisione n. 283/2010/UE che istituisce uno strumento europeo Progress di microfinanza per l'occupazione e l'inclusione sociale
  8. Regolamento (UE) n. 1296/2013 "EaSI" art. 2
  9. Regolamento (UE) N. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio; Allegato 1. Quadro Strategico Comune
  10. Regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE
  11. Regolamento (UE) n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce "Erasmus+": il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport e che abroga le decisioni n. 1719/2006/CE, n. 1720/2006/CE e n. 1298/2008/CE; art. 14