Partecipazione

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Il termine partecipazione viene utilizzato per indicare varie forme e vari livelli di coinvolgimento dei membri di una collettività nel governo della stessa, con possibilità di concorrere a determinare gli obiettivi principali della vita della collettività, il modello di convivenza verso cui tendere, la destinazione delle risorse e la distribuzione dei costi e dei benefici. Le modalità di partecipazione al governo della collettività si articolano in livelli di varia intensità, che si differenziano tra di loro per l’incidenza del ruolo esercitato dai privati nell'ambito dei processi decisionali pubblici[1]. La partecipazione democratica al processo di definizione delle politiche di coesione è uno degli elementi della capacità istituzionale individuate, a partire dal Rapporto Barca[2] come condizione per garantire un'efficace implementazione delle azioni del nuovo ciclo di programmazione.

Partecipazione come elemento di capacità istituzionale

Nel dibattito sulla costruzione di capacità istituzionale, il tema della partecipazione, del coinvolgimento della società civile e degli stakeholder è diventato centrale a partire dalla fine degli anni '90 quando diverse istituzioni, tra cui l'Ocse, la Banca Mondiale e l'Unione Europea hanno iniziato ad affrontare il tema della partecipazione spinte dall'emersione di alcune esigenze che coinvolgevano la maggior parte delle istituzioni democratiche:

  • la perdita di fiducia da parte dei cittadini e la necessità di riavvicinare i cittadini alle istituzioni;
  • la crescita di aspettative relativamente alla qualità dei servizi pubblici;
  • la richiesta di una maggiore trasparenza e accountability nell'azione pubblica;
  • le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

Ocse

A partire dal 1999, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha elaborato una serie di studi sul tema della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nelle attività delle amministrazioni pubbliche, che sono stati condensati nella pubblicazione “Citizens as Partners: information, consultation and public participation in policy-making”[3]. Dall'informazione alla consultazione alla partecipazione attiva, l'influenza che i cittadini possono esercitare sui processi di formazione delle politiche è crescente. Tale influenza non è sostitutiva dell'applicazione formale delle regole e dei principi democratici, come ad esempio libere e regolari elezioni, assemblee rappresentative, un'amministrazione pubblica neutrale, il pluralismo ed il rispetto dei diritti umani. Questi principi sono basilari per qualsiasi istituzione democratica appartenente all'OCSE. Le attività complementari di informazione, consultazione e partecipazione attiva sono sempre esistite nelle democrazie in qualche forma. Tuttavia assistiamo, con l'evolversi della democrazia, ad una richiesta di maggior trasparenza ed apertura. In società che stanno diventando ancora più complesse, i governi stanno cercando di rinforzare tali interazioni. Lo sviluppo di tali strumenti e in particolare quelli finalizzati a supportare la partecipazione attiva dei portatori di interessi, richiede il presidio di alcuni aspetti essenziali:

  • definizione partecipata delle politiche;
  • valutazione dei risultati correlata a finalità e obiettivi definiti nelle politiche e condivisa con gli stakeholder;
  • verifica della correttezza dei processi di attuazione, nel rispetto dei principi di legittimità, equità e trasparenza;
  • partecipazione degli stakeholder allo sviluppo del metodo e delle regole del dialogo.

World Bank

Gli strumenti di capacity building elaborati dalla Banca Mondiale vengono inquadrati nel framework dell'accountability sociale[4]. I meccanismi di Social Accountability si inseriscono a loro volta nell’ambito dei "voice mechanisms"[5] quale meccanismo di miglioramento per il settore pubblico. La "voice", può essere descritta come un canale, attraverso il quale i cittadini possono accedere ai processi di governo.[6]
Il rafforzamento della capacità istituzionale passa in particolare:

  • dalla canalizzazione delle forme di mera protesta verso forme di coinvolgimento più costruttive;
  • dalla definizione di politiche economiche maggiormente partecipate, in quanto queste hanno dimostrato di essere correlate ad una maggiore efficacia delle stesse;
  • da una maggiore responsabilizzazione e conoscenza tra i diversi attori.

Unione Europea

Con la Comunicazione della Commissione, del 25 luglio 2001, "Governance europea - Un libro bianco"[7] viene affermata la necessità di riformare la governance europea al fine di avvicinare i cittadini alle istituzioni europee.

Vengono individuati cinque principi alla base di una buona governance:

  • apertura: le istituzioni europee devono dare maggiore importanza alla trasparenza e alla comunicazione delle loro decisioni;
  • partecipazione: è opportuno coinvolgere in maniera più sistematica i cittadini nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche;
  • responsabilità: è necessario un chiarimento del ruolo di ciascuno nel processo decisionale. Ogni operatore interessato deve *successivamente assumere la responsabilità del ruolo assegnatogli;
  • efficacia: le decisioni devono essere prese al livello e nel momento adeguati e produrre i risultati ricercati;
  • coerenza: le politiche svolge dall'Unione sono estremamente diverse e rendono necessario un grande sforzo di coerenza.

Gli istituti della partecipazione

Unione Europea

Il Trattato di Lisbona riporta il cittadino al centro dell’Unione europea (UE) e delle sue istituzioni. Promuovendo una democrazia europea che offra ai cittadini l’opportunità di interessarsi e partecipare al funzionamento e allo sviluppo dell’UE. Più in dettaglio, l’articolo 10 del Trattato sull'Unione Europea stabilisce anche il principio di prossimità, secondo il quale le decisioni devono essere prese nella maniera il più possibile vicina ai cittadini. Tale principio trova applicazione soprattutto nell'attuazione delle competenze in seno all'UE che deve coinvolgere nel modo più efficace possibile le amministrazioni nazionali e locali per avvicinare l’UE ai suoi cittadini. Il principio del coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni rappresentative è sancito dai paragrafi 1 e 2 dell'art. 11 del TUE. Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell’Unione. Le istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile. L'azione per la crescita e l'occupazione e per la coesione sociale richiede la mobilitazione di tutti i soggetti interessati in tutta l'Unione europea. Viene istituito per la prima volta un diritto di iniziativa dei cittadini, introdotto nell'articolo 11 del Trattato sull'UE: cittadini europei in numero di almeno un milione possono invitare la Commissione a presentare una proposta relativa a una materia specifica. Tale disposizione rispecchia la volontà dell’UE di coinvolgere i cittadini nei progetti europei e nella presa di decisioni che li riguardano.

La partecipazione negli Statuti regionali

In seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione e con l'approvazione dei nuovi Statuti regionali, tredici delle quindici regioni a statuto ordinario prevedono un titolo dedicato alla partecipazione.[8] In tutti gli Statuti viene sottolineata l'importanza della partecipazione ed in alcuni casi viene esplicitamente attribuioa alla Regione il compito di promuovere e incentivare la partecipazione.

Leggi regionali sulla partecipazione

In attuazione delle disposizioni statutarie, diverse Regioni hanno disciplinato la partecipazione in alcuni settori specifici. Tre Regioni hanno approvato una legge di carattere generale: Emilia Romagna, Toscana e Umbria.

Emilia Romagna: legge regionale 3/2010

La l.r. 3/2010 sulla partecipazione promuove una maggiore inclusione dei cittadini e delle loro organizzazioni nei processi decisionali di competenza delle istituzioni elettive, nella convinzione che l’incentivazione della democrazia partecipativa rappresenti anche una opportunità per migliorare l’efficienza e il buon andamento della pubblica amministrazione. A questo scopo, anche in attuazione di specifiche norme dello Statuto regionale – che dedica il Titolo II alla partecipazione e agli istituti di democrazia diretta – vengono individuati i titolari del diritto di partecipazione e i soggetti proponenti (Giunta, Assemblea legislativa, enti locali e loro circoscrizioni), che siano titolari della decisione amministrativa pubblica collegata al processo partecipativo e che si impegnano a sospendere, per la durata del processo proposto, ogni atto che possa pregiudicare l’esito del processo partecipativo.

Viene in questo modo delineato un modello partecipativo co-deliberativo perché fondato sul concorso degli enti locali e sulla valorizzazione degli istituti della negoziazione e del confronto, al servizio dei quali viene istituita la figura del Tecnico di garanzia che si caratterizza per l’imparzialità e la capacità di mediazione. Sempre nella logica del servizio alle istanze di partecipazione la legge dà spazio al Nucleo tecnico di integrazione con le autonomie locali, allo scopo di integrare al meglio le scelte programmatiche della Regione e degli Enti Locali.

Toscana: legge regionale 46/2013

Il nuovo testo della legge regionale sulla partecipazione è stato elaborato al termine di un processo di valutazione previsto dalla precedente legge sulla partecipazione, la 69/2007. A differenza delle altre due esperienze di legge regionale, quelle emiliana e umbra, non si applica alla formazione degli atti legislativi e regolamentari, ma solamente di quelli amministrativi. La l.r. 46/2013 introduce due significative novità: la prima è la nuova disciplina del Dibattito Pubblico regionale. Tale istituto era presente anche nella precedente legge, ma esso non aveva trovato di fatto applicazione: il nuovo testo introduce l'obbligatorietà del Dibattito Pubblico, date certe soglie finanziarie e determinate fattispecie. Una seconda novità è la semplificazione delle procedure per il sostegno regionale ai processi partecipativi locali. Nel nuovo testo si prevede una prima fase istruttoria, in cui i proponenti presentano un progetto di massima, l’Autorità ne valuta la rilevanza, ne discute gli aspetti metodologici e organizzativi, e solo dopo l’accoglimento della domanda, e la fissazione dell’entità del sostegno finanziario, il proponente procede ad una più definita e compiuta elaborazione del progetto, anche sulla base delle risorse disponibili.

Umbria: legge regionale 14/2010

La disciplina prevista dalla legge regionale umbra "Disciplina degli istituti di partecipazione alle funzioni delle istituzioni regionali (Iniziativa legislativa e referendaria, diritto di petizione e consultazione)" regola quattro strumenti partecipativi: l’iniziativa legislativa popolare, il referendum, le petizioni e la consultazione. In particolare la consultazione è lo strumento che consente il coinvolgimento del cittadino nell'esercizio delle funzioni delle istituzioni regionali, attraverso canali di ascolto immediato e diretto delle sue opinioni.[9] Le modalità di consultazione sono tre:
a) incontri consultivi pubblici, indetti anche nelle forme di convegno o conferenza di studio;
b) audizione diretta degli enti locali, delle autonomie funzionali, dei sindacati, delle organizzazioni sociali, economiche, professionali e delle associazioni dei consumatori interessate al provvedimento all'esame della commissione;
c) richiesta di pareri scritti anche mediante l'invio di apposito questionario con invito a restituirlo entro un termine determinato.[10]
Peraltro, l'art. 66 della legge regionale umbra precisa che i contributi emersi dalla consultazione hanno natura politica e, nel caso di atti amministrativi di indirizzo e programmazione, non possono costituire elementi di motivazione giuridicamente rilevanti. Inoltre questa legge regionale disciplina la partecipazione a livello regionale e non anche a livello locale.

La partecipazione nella strategia Europa 2020

Rapporto Barca

Il tema della partecipazione democratica al processo decisionale è emerso come fondamentale sin dai primi documenti di discussione sul nuovo ciclo di programmazione. La partecipazione è individuata come una delle condizioni istituzionali dall'Agenda per la riforma della politica di coesione, il c.d. Rapporto Barca.[11] La partecipazione è fondamentale per garantire che le scelte locali siano fondate su una adeguata informazione e sufficientemente in linea con le preferenze degli individui, e per consentire ai cittadini e alle autorità la libertà di sperimentare soluzioni, esercitando al contempo un monitoraggio reciproco.
Tuttavia, continua il Rapporto, anche la partecipazione, come le altre istituzioni che condizionano lo sviluppo locale, sono "figlie della storia": cioè, se un territorio non ha istituzioni efficaci, è meno probabile che possa dotarsene in futuro, e che sia in grado di sfruttare il proprio potenziale produttivo. Per innescare il cambiamento può quindi rendersi necessario un intervento esogeno. Lo scopo, ovviamente, non è quello di importare istituzioni dall'esterno, ma fornire i prerequisiti affinché tali istituzioni si sviluppino: modificare l’equilibrio dei costi e dei benefici affinché gli attori locali inizino a costruire la capacitazione, la fiducia e il capitale sociale, a cambiare le convinzioni e a sperimentare le istituzioni e la partecipazione democratica.

Regolamento (UE) 1303/2013

Le osservazioni del rapporto Barca sono in gran parte state riprese nei documenti di regolazione del nuovo ciclo di programmazione. In particolare il Regolamento (UE) 1303/2013 recante disposizioni comuni per i fondi strutturali [12] affronta il tema della partecipazione con particolare riferimento ai processi partenariali e all'ambito delle iniziative di sviluppo locale di tipo partecipativo.

Partenariato

Ogni Stato membro organizza, rispettivamente per l'accordo di partenariato e per ciascun programma, un partenariato con le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche competenti, le parti economiche e sociali e altri organismi pertinenti che rappresentano la società civile, compresi i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organismi di promozione dell'inclusione sociale, della parità di genere e della non discriminazione, nonché, se del caso, le "organizzazioni ombrello" di tali autorità e organismi. L'obiettivo di tale partenariato è garantire il rispetto dei principi della governance a più livelli, come pure della sussidiarietà e della proporzionalità, e le specificità dei diversi quadri istituzionali e giuridici degli Stati membri, nonché garantire la titolarità degli interventi programmati in capo alle parti interessate e sfruttare l'esperienza e le competenze dei soggetti coinvolti. È opportuno che gli Stati membri individuino i partner pertinenti maggiormente rappresentativi. Tali partner dovrebbero comprendere istituzioni, organizzazioni e gruppi che possono influire sulla preparazione dei programmi o potrebbero essere interessati dalla loro preparazione e attuazione. In tale contesto gli Stati membri dovrebbero inoltre avere la possibilità di individuare, se del caso, come partner pertinenti le organizzazioni ombrello, che sono le associazioni, federazioni o confederazioni delle pertinenti autorità regionali, locali e cittadine o altri organismi conformemente al diritto e alla prassi nazionali in vigore.

Sviluppo locale di tipo partecipativo

Le iniziative di sviluppo locale devono tenere in considerazione le esigenze e le potenzialità locali, nonché le pertinenti caratteristiche socioculturali. Un principio essenziale è quello di assegnare ai gruppi di azione locale che rappresentano gli interessi della collettività la responsabilità dell'elaborazione e dell'attuazione delle strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo. Disposizioni dettagliate sulla definizione del territorio e della popolazione interessati dalle strategie dello sviluppo locale di tipo partecipativo dovrebbero essere stabilite nei relativi programmi, conformemente alle norme specifiche di ciascun fondo.

Codice europeo di condotta sul partenariato

Lavorare in partenariato è un principio consolidato nell’attuazione dei fondi SIE. Il partenariato implica una stretta cooperazione tra autorità pubbliche, parti economiche e sociali e organismi che rappresentano la società civile a livello nazionale, regionale e locale nel corso dell’intero ciclo del programma, che si articola in preparazione, attuazione, sorveglianza e valutazione. Il Codice europeo di condotta sul partenariato, emanato nel gennaio 2014, fornisce un quadro per il partenariato, in conformità al quadro istituzionale e giuridico degli Stati membri, tenendo conto delle competenze nazionali e regionali. Vengono fissati gli obiettivi e i criteri per garantire che gli Stati membri rafforzino la cooperazione tra le rispettive autorità responsabili per la spesa dei Fondi strutturali e d'investimento dell'UE e i partner dei progetti al fine di agevolare lo scambio di informazioni, esperienze, risultati e buone pratiche nel periodo di programmazione 2014-2020 e contribuire così all'efficacia della spesa.

Accordo di partenariato

All'interno dell'Accordo di partenariato, il tema della partecipazione viene richiamato in alcuni ambiti:

E-government

Un primo elemento in grado di incidere direttamente sulla capacità di innovazione dei territori è individuato dall'Accordo di partenariato nell'ambito dell'obiettivo tematico 2, nell’e‐ Government. I servizi di e‐Government costituiscono un modo economico per migliorare il servizio ai cittadini e alle imprese, favorire la partecipazione e promuovere un’amministrazione aperta e trasparente.[13] L’Obiettivo Tematico 2 è poi strettamente legato alle azioni in cui è articolata la strategia di capacitazione amministrativa (OT11) che va dalla diffusione e utilizzo degli open data e pratiche di open government, alla digitalizzazione e diffusione dei processi amministrativi e servizi digitali, elementi chiave per la partecipazione attiva e l’inclusione digitale.

Inclusione e legalità

Molti studi teorici ed empirici condotti in luoghi diversi segnalano che le relazioni tra illegalità, criminalità ed esclusione sono mediate e interrotte dalla capacità delle comunità di generare “senso collettivo”. Anche in Italia è stato sperimentato che una strada promettente per ridurre il livello di criminalità è quello di adottare misure di promozione dell'inclusione sociale e dell'educazione alla legalità, soprattutto per i giovani, ricorrendo ad un approccio multidisciplinare che preveda, tra l'altro, la promozione della cooperazione fra i soggetti pubblici e il partenariato economico e sociale.
In particolare lo sviluppo comunitario in termini di occupazione, di inclusione sociale, di miglioramento della qualità della vita e di partecipazione democratica passa dal riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Sviluppo locale di tipo partecipativo nell'Adp

Lo strumento dello Sviluppo locale di tipo partecipativo si distingue per la capacità di arruolare forze e competenze del settore privato, in partenariato con gli enti locali, per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo territoriale. Per questo, gli obiettivi che ciascun piano di azione CLLD perseguirà, saranno finalizzati a precisi ambiti tematici in cui i partner coinvolti dispongano di competenze ed esperienze specifiche. Al fine di rafforzare la concentrazione finanziaria e orientare le esperienze maturate in tema di progettazione locale su obiettivi realistici e suscettibili di reale impatto locale, gli ambiti tematici su cui puntare devono essere più specifici di quelli utilizzati in passato.

Condizionalità ex ante

La promozione della partecipazione è individuata come un elemento che favorisce la realizzazione di una delle condizionalità ex ante: lo sviluppo di un sistema di qualità totale che preveda un’analisi orientata ai bisogni dei portatori d’interesse principali, quali cittadini, imprese e mondo del non-profit, al fine di migliorare l’erogazione dei servizi. Vengono ricordate tra le altre le iniziative di valutazione civica; l'introduzione del bilancio partecipativo; [14] i progetti di e-democracy che prevedono la partecipazione dei cittadini alle attività delle pubbliche amministrazioni locali ed ai loro processi decisionali attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione che integrano e rafforzano le forme tradizionali di partecipazione; [15] la sperimentazione di processi decisionali inclusivi. [16]

Valutazione ex ante

La valutazione ex ante del tema della partecipazione nell'Accordo di partenariato parte dai riferimenti all'ascolto e al confronto con gli attori contenuti nell'Accordo, ma avverte che tale riferimento rischia di rimanere formalistico se non accompagnato da strumenti identificati con precisione a sostegno della sua diffusione lungo l’intero ciclo di policy, dal disegno all'implementazione.  Andrebbe esplicitata e resa più operativa l’ipotesi, implicita nell'Accordo di Partenariato, che pone in relazione la governance con l’innovazione. Esistono, infatti, svariate evidenze empiriche che permettono di associare complessità e densità dei network alla capacità di generare innovazione. Un richiamo a questo tipo di teoria aiuterebbe a chiarire almeno due aspetti che paiono fondamentali nella logica dell’Accordo di Partenariato: (i) gli strumenti di governance sono rilevanti nel perseguire non solo obiettivi di processo, ma anche obiettivi sostanziali di policy; (ii) la promozione dell’innovazione è favorita da un metodo aperto di confronto, in coerenza con le indicazioni del Codice europeo di condotta del partenariato.

Voci correlate

Consultazione
Sviluppo locale di tipo partecipativo
Governance multilivello
Partenariato

Normativa e documenti ufficiali

Le leggi regionali sulla partecipazione
Toscana: l.r. 46/2013
Emilia Romagna: l.r. 3/2010
Umbria: l.r. 14/2010

Programmazione 2014 2020
Un'Agenda per la riforma della politica di coesione Rapporto indipendente predisposto nell’aprile 2009 su richiesta di Danuta Hübner, Commissario europeo alla politica regionale, da Fabrizio Barca
Regolamento recante disposizioni comuni Regolamento (UE) N. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio.
Codice europeo di condotta sul partenariato
Accordo di partenariato 2014 2020

Materiali

Partecipazione come elemento di capacità istituzionale
Citizens as Partners. OECD Handbook on Information, Consultation and Public Participation in Policy-Making.
Social Accountability in the Public Sector A Conceptual Discussion, The World Bank, 2005.
Tanese, Di Filippo, Antonucci, L’apertura verso i cittadini e le imprese: responsiveness e partecipazione Testo realizzato per conto dell’Agenzia Sanitaria Regionale Abruzzo, Dicembre 2010.

Partecipazione e comunicazione
De Toffol, Vallastro, Dizionario di democrazia partecipativa edito dal Centro Studi Giuridici e Politici della Regione Umbria.
Comunicare la partecipazione.

Manuali e buone pratiche su metodi e tecniche di facilitazione dei processi partecipativi
Patrizia Nanz, Miriam Fritsche, La partecipazione dei cittadini: un manualeedito da Assemblea Regionale dell'Emilia Romagna, 2014.
Repertorio di metodi partecipativi da Partecipedia.net (in inglese).
Débat Public: le cahier de methodologie (in francese).

Link esterni

partecipazione.formez.it
Partecipedia

Note

  1. Definizione tratta dal Dizionario di democrazia partecipativa di De Toffol, Vallastro, edito dal Centro Studi Giuridici e Politici della Regione Umbria.
  2. Rapporto indipendente predisposto nell'aprile 2009 su richiesta di Danuta Hübner, Commissario europeo alla politica regionale da Fabrizio Barca, per definire l'Agenda per la riforma della Politica di coesione.
  3. Questo paragrafo è basato appunto sulla pubblicazione OCSE Citizens as Partners. OECD Handbook on Information, Consultation and Public Participation in Policy-Making., OECD, 2001.
  4. John M. Ackerman Social Accountability in the Public Sector A Conceptual Discussion, Social Development Papers, World Bank 2005.
  5. Si tratta dei meccanismi descritti nel classico lavoro di Hirschman, Albert O. Exit, voice, and loyalty: Responses to decline in firms, organizations, and states. Harvard university press, 1970.
  6. Schneider, Hartmut. 1999. Participatory Governance for Poverty Reduction, Journal of International Development, 11.
  7. Gazzetta ufficiale C 287 del 12.10.2001.
  8. Le due Regioni che non hanno un titolo dedicato alla partecipazione nel proprio Statuto sono la Regione Basilicata, per la quale rimane in vigore lo Statuto del 1971 e la Regione Veneto, il cui Statuto è stato strutturato in maniera differente da quello delle altre Regioni.
  9. Definizione contenuta all'Art. 62 della l.r. 14/2010.
  10. art. 64 l.r. 14/2010.
  11. Un'Agenda per la riforma della politica di coesione Rapporto indipendente predisposto nell’aprile 2009 su richiesta di Danuta Hübner, Commissario europeo alla politica regionale, da Fabrizio Barca.
  12. Regolamento (UE) N. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio.
  13. Accordo di partenariato 2014 2020.
  14. http://qualitapa.gov.it/customer-satisfaction/ascolto-e-partecipazione-dellutenza/bilancio-partecipativo/
  15. http://qualitapa.gov.it/customer-satisfaction/ascolto-e-partecipazione-dellutenza/e-democracy/
  16. http://qualitapa.gov.it/customer-satisfaction/ascolto-e-partecipazione-dellutenza/processi-decisionali-inclusivi/