Smart specialisation

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Smart specialisation è un concetto di policy ideato per promuovere un uso efficiente ed efficace degli investimenti pubblici nella ricerca. Il suo obiettivo è quello di dare impulso all'innovazione regionale per raggiungere la crescita economica, facendo focalizzare le regioni sui propri punti di forza. La Smart Specialisation è basata sul principio che distribuire gli investimenti su troppe frontiere tecnologiche rischia di limitare l'impatto in ogni area.

Smart Specialisation ed Europa 2020

Origine del concetto: il gruppo di studio Knowledge for Growth

Nel 2005, il Commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potočnik, istituì un gruppo di studio, composto da eminenti economisti, sulla Conoscenza per la crescita (Knowledge for Growth), con lo scopo di rinvigorire la Strategia di Lisbona e fornire indicazioni sui seguenti aspetti:

  • il contributo che la conoscenza può fornire alla crescita sostenibile ed alla prosperità;
  • il miglior mix di policy necessari per la creazione, la disseminazione e l'uso della conoscenza;
  • il ruolo che i diversi attori possono svolgere nello stimolare una società della conoscenza e come stimolare il dialogo tra questi attori.

I risultati del gruppo di studio furono pubblicati nel 2009[1], coniando, per presentare la proposta strategica, il concetto di "smart specialisation"[2]
Il concetto fu mutuato nella strategia Europa 2020 e proposto come una delle condizionalità ex ante per i futuri fondi strutturali.[3]

L'iniziativa faro "l'Unione dell'innovazione"

Con la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 6 ottobre 2010, Iniziativa faro Europa 2020: l'Unione dell'innovazione COM(2010) 546 def. L’Unione europea (UE) sviluppa una nuova politica della ricerca e dell’innovazione nel quadro della strategia Europa 2020. Questo nuovo approccio è volto in particolare a sostenere l'innovazione in aree che rappresentano delle sfide per la società europea, quali il cambiamento climatico, l'efficienza energetica, la sicurezza alimentare, la salute e l'invecchiamento della popolazione. Tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2020 vi è quello di investire il 3 % del prodotto interno lordo dell’UE in materia di ricerca e sviluppo. [4]

Metodi e strumenti per l'elaborazione delle Smart Specialisation

Le linee guida per la Smart Specialisation

Per sostenere l'elaborazione delle Smart Specialisation la Commissione ha pubblicato le linee guida per le strategie di ricerca e innovazione per le specializzazioni intelligenti[5] La guida presenta alcuni passi pratici per progettare un strategia di specializzazione intelligente: 1. l'analisi del contesto e del potenziale regionale per l'innovazione; 2. la costruzione di una struttura di governance fondata e inclusiva; 3. la costruzione di una visione condivisa sul futuro del paese/regione; 4. la selezione di un numero limitato di prioritò per lo sviluppo nazionale/regionale; 5. La definizione di un policy mix adeguato; 6. l'integrazione di meccanismi di monitoraggio e valutazione.

La Piattaforma S3

Per rafforzare il concetto di smart specialisation, la Commissione ha realizzato la "S3 Platform" in una Comunicazione del 2010 intitolata "Il contributo della politica regionale alla crescita intelligente nell'ambito di Europa 2020"[6]
Questa piattaforma ha l'obiettivo di assistere le regioni e gli Stati Membri nello sviluppare, implementare e rivedere le strategie regionali di smart specialization e di aiutare le regioni ad identificare le attività ad alto valore aggiunto che offrono le migliori opportunità di rafforzare la propria competitività.

Smart Specialisation come condizione ex ante per il nuovo periodo di programmazione

Il nuovo ciclo di programmazione della Politica di Coesione 2014-2020 prevede, come condizione ex ante per l’utilizzo delle risorse comunitarie, che le autorità nazionali e regionali mettano a punto strategie di ricerca e innovazione per la “specializzazione intelligente”, al fine di consentire un utilizzo più efficiente dei fondi strutturali e un incremento delle sinergie tra le politiche comunitarie, nazionali e regionali.

Le Regioni di tutti gli Stati membri sono state chiamate a redigere un documento che delinei, a partire dalle risorse e dalle capacità di cui dispongono, la propria Smart Specialisation Strategy, identificando i vantaggi competitivi e le specializzazioni tecnologiche più coerenti con il loro potenziale di innovazione e specificando gli investimenti pubblici e privati necessari a supporto della strategia[7]

Le Smart specialisation regionali

Regione Descrizione processo Documento
Abruzzo Area riservata
Calabria Bozza
Campania Campaniainhub
Emilia Romagna Rapporto sulla consultazione Smart Specialisation Strategy
Friuli Venezia Giulia Pagina sul sito della Regione Strategia Regionale
Lazio Smart Specialisation Strategy
Liguria Smart Specialisation Strategy
Lombardia Strategia di Smart Specialisation
Marche Strategia per la ricerca e l'innovazione per la Smart Specialisation
Molise Le strategia di R&I per la specializzazione intelligente
Piemonte OpenS3 Bozza
Puglia Smart Puglia Smart Puglia 2020
Sardegna Strategia di specializzazione intelligente
Sicilia Area dedicata sito Euroinfosicilia
Toscana Ultima News Documento preliminare
Umbria Bozza
Prov. autonoma di Trento Area dedicata su PuntoEuropa Strategia di specializzazione intelligente
Valle d'Aosta Smart Specialisation Strategy in Valle d'Aosta
Veneto Pagina dedicata sito Regione Veneto Strategia di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente

Smart specialisation nell'Accordo di partenariato

Le modalità di adozione della strategia di Smart Specialization vengono descritte nelle linee di indirizzo strategico dell'obiettivo tematico 1 dell'accordo di partenariato 2014 2020[8]. L’Italia ha recepito ed interpretato in modo coerente con le proprie caratteristiche l’approccio alla politica di sviluppo innovation‐driven indicata dalla Commissione europea per il ciclo di programmazione 2014  ‐ 2020 e definita Smart Specialisation. Le Strategie di Specializzazione Intelligente, regionali e nazionale, rappresentano il quadro strategico esclusivo per il disegno e l’attuazione degli interventi delle politiche di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione previsti dall’OT1; inoltre, per la loro natura di strategie di sviluppo, esse interessano, in termini di indirizzo, anche le politiche di riferimento di altri Obiettivi Tematici, in particolare dell’OT 2 “Migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché l’impiego e la qualità delle medesime” e dell’OT 3 “Promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, il settore agricolo e il settore della pesca e dell’acquacoltura”.
Fino ad epoca recente si è soprattutto scelto di investire nell’aiuto alle specializzazioni produttive consolidate, senza necessariamente tener conto delle reali opportunità di mercato, attuali e prospettiche, ed in generale della sostenibilità nel lungo periodo del vantaggio competitivo dei territori derivante dalle stesse specializzazioni. Tale impostazione è stata superata considerando la necessità di progettare le traiettorie di sviluppo sulla base di un approccio competence‐based, attento cioè alle effettive potenzialità di sviluppo del sistema delle imprese e della ricerca.  
La scelta italiana si basa in primo luogo su una combinazione bilanciata degli approcci di politica tecnologica diffusion oriented, finalizzati al sostegno di attività innovative di tipo incrementale da parte di un’ampia platea di beneficiari, e mission oriented, mirati alla selezione di interventi ambiziosi e su un minor numero di beneficiari, per stimolare l’avanzamento del Paese sulla frontiera tecnologica. Infatti, mentre solo alcune regioni in Europa possono collocarsi sulla frontiera del progresso tecnologico, l’adozione dell’innovazione è un fattore di sviluppo per tutte le regioni che richiede di individuare con accuratezza le proprie vocazioni e i campi di applicazione di quelle tecnologie, tenendo conto anche delle esperienze di eccellenza di quei settori finora meno interessati dal progresso tecnologico.  
A livello nazionale, la S3 si pone l’obiettivo di sistematizzare e valorizzare le S3 regionali in un quadro strategico unitario, di migliorare la cooperazione istituzionale nella definizione delle politiche e nella gestione degli strumenti in materia di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione attraverso un più efficace coordinamento tra i livelli e responsabilità decisionali.   L’elaborazione delle S3 regionali ha consentito la messa a punto di una ricognizione puntuale degli ambiti tecnologici emergenti, delle competenze disponibili nei territori collegate alle KETs (Key Enabling Technologies)[9] e la ricostruzione del quadro delle diverse produzioni a cui si applicano. Tale mappatura è stata condotta nell’ambito di un progetto di analisi e sostegno dedicato alle S3 regionali, con il coinvolgimento delle Amministrazioni Regionali e Nazionali, ed ha consentito di individuare e razionalizzare e specializzazioni regionali più promettenti, anche sulla base della densità locale di competenze scientifiche, imprese e progetti innovativi, definendo le direttrici verso le quali orientare il potenziale innovativo dei territori. La mappa delle specializzazioni regionali è stata realizzata attraverso un’analisi del sistema regionale della ricerca e dell’innovazione, con la finalità di evidenziare le competenze di ricerca industriali sedimentate sul territorio, lo stato dell’arte tecnico scientifico, le tendenze globali dei mercati e della società, la capacità progettuale e la solidità (tecnica, economica, commerciale e industriale) delle iniziative progettuali proposte o in corso da parte di soggetti regionali (enti di ricerca e imprese) a partire dalla ricognizione dei bandi nazionali (MIUR) e regionali. Tale analisi è stata integrata con il contributo di testimoni privilegiati, che hanno consentito un approfondimento sulle aree di specializzazione emerse sotto il profilo istituzionale, della ricerca e dell’impresa. Gli ambiti di specializzazione tecnologica più diffusi, ancorché con caratterizzazioni e intensità diverse, sono risultati essere: Scienza della vita (in 18 regioni), Agrifood e Smart Manufacturing (in 14 regioni), Energia e Ambiente (in 11 regioni). A livello nazionale, alla luce delle sfide del Programma europeo Horizon 2020 e nel confronto con la tassonomia delle emerging industries identificate a livello europeo, le specializzazioni emergenti sono state classificate in 5 aree tematiche prioritarie che raggruppano ambiti a traiettoria innovativa già avviata (e in cui sono stati già diretti più di recente alcuni investimenti in R&S) e ambiti in cui sono state rinvenute potenzialità o necessità di trasformazione.  

Note

  1. I lavori del gruppo di studio Knowledge for Growth sono consultabili all'indirizzo http://ec.europa.eu/invest-in-research/monitoring/knowledge_en.htm
  2. In particolare il concetto base di Smart specialisation fu descritto nel Policy Brief del giugno 2009.
  3. Peraltro il concetto di Smart Specialization ha avuto successo anche al di fuori dei confini dell'Unione Europea: l'Ocse ha raccolto casi studi e strumenti in una pubblicazione intitolata Innovation-driven Growth in Regions: The Role of Smart Specialisation
  4. Gli obiettivi dell'iniziativa faro "L'Unione dell'innovazione":
    Sviluppare le conoscenze e le competenze: i sistemi di istruzione e formazione devono essere modernizzati, in particolare al fine di incoraggiare l'istruzione scientifica, i programmi universitari interdisciplinari e le competenze informatiche. Inoltre, lo Spazio europeo della ricerca deve essere realizzato entro la fine del 2014, promuovendo la mobilità e la cooperazione dei ricercatori. L'UE e gli Stati membri devono lavorare insieme alla costruzione di infrastrutture europee di ricerca prioritarie, nonché in materia di cooperazione scientifica e tecnologica internazionale.
    Promuovere le imprese innovative: le imprese innovative devono avere un migliore accesso ai mercati e ai finanziamenti. Pertanto, devono essere loro offerte diverse fonti di finanziamento, in particolare tramite la creazione di un fondo europeo di capitali di ventura. Inoltre, le loro attività transnazionali non devono essere frenate da ostacoli fiscali. L’attività delle imprese nel mercato interno deve essere agevolata, in particolare grazie all’istituzione di un brevetto europeo, di un sistema unificato di soluzione delle controversie, ma anche migliorando l’interoperabilità dei prodotti e dei sistemi innovativi.
    Favorire la creativitàL’Unione dell'innovazione promuove le iniziative congiunte di ricerca e il trasferimento di tecnologie tra gli Stati membri. I diritti di proprietà intellettuale e il libero accesso ai risultati della ricerca pubblica dovrebbero parimenti servire a promuovere la creatività.
    Accrescere la coesione sociale e territoriale: i finanziamenti attuali e futuri dei fondi strutturali devono essere impiegati al servizio dell’innovazione. In particolare, devono essere utilizzati per finanziare sistemi nazionali d’innovazione, strategie di specializzazione intelligente, progetti transnazionali e d'innovazione sociale.
    Impostare partenariati per l’innovazione: l’Unione per l'innovazione preferisce un nuovo approccio basato sui partenariati di operatori regionali, nazionali ed europei implicati nell'intera catena delle attività di ricerca e sviluppo. Questi partenariati riguardano le aree in cui l'intervento del governo è chiaramente giustificato e la cooperazione degli operatori è più efficace. La Commissione ritiene essenziali una serie di condizioni interdipendenti per la riuscita dei partenariati. Essi devono:* concentrarsi su una problematica europea comune, con la definizione di obiettivi chiari e misurabili;* mobilitare le parti interessate per un lungo periodo;* essere più efficaci essendo condotti a livello europeo;* essere basati sui risultati in funzione di obiettivi mirati;*ricevere un sostegno finanziario sufficiente;*aumentare l'effetto della cooperazione esterna
    L’UE deve diventare un polo d'attrazione per gli universitari, i ricercatori e i cittadini di paesi terzi altamente qualificati. Inoltre, la politica europea delle relazioni esterne deve incoraggiare la cooperazione scientifica e le strategie internazionali di ricerca.
  5. Guide to Research and Innovation Strategies for Smart Specialisations (RIS 3) Commissione europea, maggio 2012.
  6. COM(2010) 553 Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni.
  7. I lavori realizzati da esperti/istituzioni per sostenere le politiche di sviluppo in ambito di Ricerca e Innovazione ed i contributi di progetto propedeutici alla definizione ed attuazione delle strategie regionali per la S3 nell’ottica di un approccio di lavoro integrato sono disponibili all'indirizzo: https://www.researchitaly.it/conoscere/strategie-e-sfide/strategie-e-programmi/s3-documenti-ufficiali-e-contributi-scientifici/
  8. http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/AccordoPartenariato/1_AP__ITALIA_Sezione_1A.pdf
  9. Comunicazione della Commissione Una strategia europea per le tecnologie abilitanti – Un ponte verso la crescita e l'occupazione